Da quando sono rientrata in Italia, una delle cose che più mi mancano del clima internazionale che si respira in megalopoli come Londra, è il cibo etnico. Da qualche tempo andavo cercando un ristorante vegetariano che proponesse qualcosa di esotico, e casualmente sono finita sul sito web del Maharaja di Bergamo, ristorante indiano aperto da pochi mesi in Via Don Luigi Palazzolo, 44. E’, visto che io adoro la cucina indiana, ho deciso di farci un salto a cena lo scorso sabato. Piccola nota: bisogna prenotare. Ma lo si può fare comodamente compilando un form velocissimo dalla pagina web del ristorante o telefonicamente.

L’AMBIENTE

L’ambiente è molto carino, pulito, arredato in stile etnico ma non eccessivamente ricco e ridondante come accade spesso nei ristoranti indiani: tavoli di legno scuro in stile orientaleggiante, sedie con cuscino, pareti colorate sui toni pastello e lampade simili a lanterne che piovono dal soffitto, donando una luce soffusa all’intera sala. Sul fondo del locale, alcuni gazebo in legno con zanzariere bianche formano degli ambienti un po’ più riservati a chi lo richiede nella prenotazione.

IL PERSONALE

Come in tutti i ristoranti indiani (ma non è così scontato), il personale è gentile e attento, sempre a disposizione. Per la sala girano alcuni uomini indiani con le folte barbe e il tipico turbante, che controllano che tutto sia in ordine: rendono l’ambiente ancor più pittoresco e donano un tocco d’India autentica anche in una città così culturalmente lontana.

IL MENU

Il menu non è solo vegetariano: la carne c’è ed è disponibile sia in diversi menu che alla carta; tuttavia, specialmente nelle piccole città, non sempre ci sono dei ristoranti esclusivamente vegetariani e allora bisogna cercare dei posti dove ci sia una buona componente di cucina pensata proprio per i vegetariani. Al Maharaja i piatti vegetariani sono davvero numerosi e molto vari, e c’è anche un menu vegetariano a 20 euro, che comprende dall’antipasto al dolce, con un classico thali (un vassoio con una combinazione di pietanze) da 5 portate, oltre al naan, il buonissimo pane indiano. Noi abbiamo scelto due menu vegetariani, con l’aggiunta di thé speziato per pasteggiare. Il personale chiede se i piatti scelti vengono graditi piccanti o meno. Il che è un buon sistema per adattare i piatti ai gusti non avvezzi alle spezie tipiche del cibo indiano. Sicuramente apprezzabile. Noi abbiamo scelto la versione piccante.

COSA CI E’ ARRIVATO…

Il tempo di attesa è stato di circa 10-15 minuti, ed ecco ciò che è arrivato…

L’antipasto da menù era il Paneer Tikka (un formaggio fresco simile a una ricotta magra molto compatta), che consisteva in un letto di verdure e di finocchio tagliati molto sottili, sui quali erano adagiati dei cubi di paneer al forno marinato nello yogurt e insaporito con menta, erbe e spezie. Il tutto era accompagnato da pezzettoni di verdure appena scottate: cipolla e peperone. Il piatto era molto buono, piccante il giusto, e sicuramente l’abbinamento con verdure fresche e dal sapore rinfrescante appropriato alla piccantezza del paneer. Forse la cottura al forno del paneer lo rendevano un po’ asciutto al palato, ma nel complesso il piatto piacevole e gustoso.

Il thali che ne è seguito comprendeva un delicatissimo Navratan Korma (verdure miste cotte in una salsa delicata di yogurt e mandorle), del Pindi Chana (un piatto a base di zenzero, erbe e spezie), del Daal (crema di lenticchie), del Veg Byriani (riso speziato con anacardi, mandorle, verdure e aromi), e, a sorpresa, una deliziosa crema in latte di cocco e mandorle, che non siamo riusciti a trovare nel menù, ma decisamente gradita, anche per il suo sapore dolce e delicato. Il tutto è stato servito accompagnato da del delizioso naan al formaggio.

Per concludere, il menu comprendeva anche il dolce, da scegliere a scelta tra del Coconut Barfi (dolce al cocco), Gajirela Barfi (dolce alla carota), Lassi Mango (che è, in realtà, una bevanda tipica indiana a base di yogurt magro e frutta), e del Gulab Jamun (polpettine dolci al latte). Abbiamo scelto il Coconut Barfi ed il Lassi Mango (di cui io sono golosissima).

IL CONTO

Abbiamo pagato, oltre al prezzo del menu, solo le bevande, che non erano incluse: il thé speziato e una bottiglia di acqua naturale. Totale? 47 euro in due.

CONSIGLIATO?

Assolutamente sì. I piatti erano deliziosi, abbondanti, il servizio ottimo e i sapori speziati ma in modo piacevole. Da frequentatrice assidua di ristoranti indiani nei Paesi Nordici, posso dire che l’adattamento ai gusti locali in questo caso è ragionevole, ma non tale da sradicare la natura della cucina indiana proposta. Il ristorante si pone a un livello medio: la cucina indiana tradizionale sa raggiungere livelli molto elevati, con miz di sapori molto elaborati e delicati al tempo stesso. Ma il Maharaja se la cava bene.

Con un’avvertenza: se siete vegani, dovete segnalarlo in anticipo sulla scheda di prenotazione o chiamare direttamente il ristorante per segnalare le vostre esigenze e vedere in che cosa possono accontentarvi. Io e la persona che mi accompagnava, non essendo (ancora) vegani, non abbiamo fatto richieste particolari proprio per poter gustare la loro cucina “così com’è”. Ma se non potete o volete mangiare latticini, segnalatelo subito al momento della prenotazione e fatevi consigliare dal personale quando vi trovate al ristorante.