Le apnee notturne costituiscono un disturbo relativamente frequente, ma da non sottovalutare. Tale sindrome comporta la ripetuta interruzione del respiro durante il sonno, con pause che possono andare da pochi secondi fino ad alcuni minuti. E’ inoltre molto difficile da diagnosticare, poiché, a meno che non ci si rivolga ad una clinica specializzata, non esiste un esame in grado di evidenziarne lo sviluppo. Spesso il paziente soffre quindi di sindrome da apnee notturne senza saperlo. In genere, sono così i famigliari o il partner a notare per primi i sintomi.

La tipologia più comune di apnea notturna è la cosiddetta apnea ostruttiva, provocata da un temporaneo collasso o ostruzione delle vie respiratorie, con conseguente rallentamento o sospensione della respirazione. Tale tipo di apnea è molto diffusa tra i pazienti in forte sovrappeso, ma può colpire chiunque. Il respiro riprende quindi normalmente a seguito di un forte russamento, provocato dall’aria che attraversa e sblocca l’ostruzione.

Meno comune è invece l’apnea centrale del sonno, causata da una temporanea interruzione della comunicazione tra la zona del cervello che controlla la respirazione e i muscoli preposti. Accade quindi che per brevi istanti il nostro organismo “si dimentica” semplicemente di respirare.

Il rischio correlato a tale situazione è costituito dalla possibilità che i polmoni non ricevono sufficienti quantità di aria, con conseguente, ciclico e ripetuto, abbassamento del livello di ossigeno nel sangue (ipossia). Se tali livelli  si abbassano in maniera considerevole, il cervello avverte il pericolo e inizia quindi a disturbare il sonno, mandando impulsi nervosi per cercare di irrigidire i muscoli delle vie aeree superiori, così da tenere aperta la trachea. Nel tentativo di ripristinare la corretta respirazione, il paziente è quindi portato ad attuare durante il sonno ampi movimenti dei muscoli respiratori della gabbia toracica e dell’addome, fino al cosidetto “sussulto” respiatorio. Lo sforzo ventilatorio può inoltre determinare bruschi risvegli o microrisvegli non coscienti, con il passaggio dalla fase profonda del sonno (REM) a un sonno più leggero. A seguito di un forte russamento, la respirazione riprende quindi solitamente il normale ritmo.

Gli abbassamenti frequenti del livello di ossigeno nel sangue e la cattiva qualità del sonno hanno come conseguenza il rilascio degli ormoni dello stress che inducono ad aumentare la frequenza cardiaca e aumentano il rischio di ipertensione, infarto, ictus e aritmie. La situazione è ulteriormente aggravata dalla cronicità del disturbo, che quindi può protrarsi e ripetersi ogni notte per anni ed anni senza che il paziente ne sia cosciente.

I principali sintomi della sindrome da apnee notturne sono infatti poco indicativi, e potenzialmente attribuibili a circostanze ambientali, cambiamenti nello stile di vita, periodi di particolare stress o sforzo psicofisico, ecc.

Questi i principali sintomi:

  • russamento forte e generalmente continuo,
  • sensazione di sonno non efficace,
  • eccessiva attività motoria notturna,
  • risvegli notturni frequenti,
  • sonnolenza diurna, con tendenza ad addormentarsi velocemente nei momenti di inattività,
  • mal di testa al mattino,
  • problemi di memoria, apprendimento e incapacità di concentrarsi,
  • irritabilità, ansia, sbalzi d’umore o alterazioni della personalità,
  • bocca secca o mal di gola al risveglio.

In assenza di diagnosi e di una tempestiva terapia, le apnee del sonno possono quindi aumentare notevolmente il rischio di:

  • ipertensione, infarto, ictus,
  • obesità e diabete,
  • insufficienza cardiaca,
  • aritmie o anomalie del battito cardiaco,
  • incidenti sul lavoro o durante la guida.

L’apnea nel sonno è dunque una patologia che deve essere curata sul lungo periodo. Gli specialisti in medicina del sonno sono in questo caso le figure cui rivolgersi, anche solo a seguito di un sospetto. Tra questi figurano soventemente pneumologi, neurologi e otorinolaringoiatri. Con tutta probabilità la polisonnografia sarà l’esame cui verrete sottoposti per giungere alla diagnosi di sindrome da apnee notturne. Questo tipo di esame è infatti in grado di monitorare e registra l’attività cerebrale, i movimenti oculari, il battito cardiaco, la pressione, la quantità di ossigeno nel sangue, il russamento e i movimenti del torace durante il sonno.