La battuta è facile facile: ma non doveva esserci il riscaldamento globale? Eppure siamo quasi a giugno, e pare che siamo ripiombati in pieno inverno… Ci hanno seppelliti di kolossal e di trattati internazionali sul riscaldamento globale, le emissioni di Co2, la desertificazione, lo scioglimento dei ghiacci… e la mente semplice, di fronte a questa primavera mai arrivata, si chiede: “E allora perché fa più freddo? Perché lo chiamano ‘riscaldamento’ se in realtà mezzo mondo è devastato dal maltempo?

E SE LE COSE FACILI FOSSERO VERAMENTE “PIU’ FACILI”?

Ora ci sarà una pletora di persone più o meno competenti, più o meno ecologiste, più o meno in buona fede che tireranno fuori mille teorie scientifiche. E se mi leggete abitualmente sapete anche che l’ecologia mi sta a cuore così come il benessere del pianeta. Però, su questa faccenda del riscaldamento globale, ho sempre tenuto una posizione scettica motivata. Motivata da alcuni libri che lessi anni fa. Il primo lo lessi quando frequentavo la facoltà di Geografia dell’Università degli Studi di Milano: era un manualetto di climatologia, parte di un esame di base, e scritto da Robert Kandel. Tutto incentrato sui cambiamenti climatici e sul risalto che i media e la politica danno a questo fenomeno, peraltro avallato dalla stragrande maggioranza dei ricercatori e delle più prestigiose università scientifiche del pianeta: il global warming.

LE OBIEZIONI ALLA TEORIA DEL GLOBAL WARMING

Il libro di Kandel evidenziava un errore di fondo che farebbe crollare tutta la teoria del global warming: questa teoria ha infatti una prospettiva prettamente antropocentrica. Ovvero, si ritiene che le attività umane siano la causa – l’unica – dei mutamenti climatici del pianeta. E allora non è che ci sopravvalutiamo un po’, per quanti danni una specie possa fare al pianeta?

I punti su cui si basa la contestazione di Kandel sono essenzialmente questi:

  • La Terra è sempre esistita – con varie forme di vita – anche con concentrazioni di anidride carbonica ben superiori a quelle odierne. Dunque il pericolo non è per la Terra (che non ha ragioni per non sopravvivere), ma semmai per noi, che non saremo in grado di sopravvivere a noi stessi – come molte altre specie nella lunga storia di questo Pianeta).
  • La Terra ha attraversato varie fasi climatiche (basta studiarsi le cosiddette “ere geologiche”) caratterizzate da periodi di caldo estensivo a periodi di freddo estensivo (le cosiddette glaciazioni).
  • E’ accertato che il periodo storico in cui ci troviamo è un periodo interglaciale. Che sta finendo. Un periodo di transizione, dunque, nel quale è lecito e normale aspettarsi dei cambiamenti climatici, più o meno bruschi. Ma non la staticità.

Cosa significa? Significa che staremmo tornando in modo del tutto naturale, ciclico, fisiologico, a un periodo freddo, e non c’è niente che possiamo veramente fare per bloccare un fenomeno globale e naturale come l’avvento di un’era glaciale.

Naturalmente, non c’è solo Kandel a sostenere questo: in varie forme, tra gli scettici del global warming vi sono anche il premio Nobel Kary Mullis, alcuni ex membri dei vari comitati IPCC come il meteorologo Hajo Smit o Philip Lloyd, nonché fisici dell’atmosfera come Fred Singer.

LA TEMPERATURA AUMENTA O DIMINUISCE?

Altre criticità trovano riscontro nell’accertamento della diminuzione della temperatura media globale: tra il 1940 e il 1976, nonostante continuasse ad aumentare con la stessa costanza la concentrazione di CO2, nell’atmosfera le temperature scesero significativamente; poi ripresero a salire fino al picco del 1998 e ora le temperature si stanno nuovamente abbassando a livello globale. Insomma anche i dati a disposizione lasciano intendere che la temperatura del pianenta non si sta alzando, ma bensì abbassando, pur con periodi di oscillazione tra caldo e freddo.

E’ DAVVERO COLPA DELLA CO2?

Sul fatto che la CO2 sia dannosa per l’uomo non ci piove. Sul fatto che sia dannosa per il pianeta è però un altro paio di maniche: il matematico e fisico teorico Freeman Dyson, che fin dagli anni ’70 teorizzava la necessità di attuare il sequestro del carbonio piantando nuovi alberi in aree enormi, nel 2007 ha invece rivalutato la questione del riscaldamento globale affermando che “l’allarmismo sul riscaldamento globale è fortemente esagerato” dopo aver calcolato che “il problema dell’anidride carbonica nell’atmosfera è un problema di gestione del terreno, non un problema meteorologico“. Secondo lo scienziato gli errori commessi sarebbero legati al fatto che nessun modello matematico atmosferico o oceanico è in grado di predire il modo in cui dovrebbe essere gestita la Terra.

Insomma, la teoria del global warming un po’ di acqua la fa: e se è indubbio che venga utilizzata per un cambio di paradigma a livello energetico e dalla gestione delle risorse terrestri (che a parere mio è necessario se vogliamo sopravvivere come specie) è anche vero che viene sfruttata abbondantemente sia dalla politica che dalla ricerca per muovere ingenti capitali e somme di denaro…

Voi che ne pensate?