Da tempo vado cercando delle marmellate francesi un po’ particolari (naturalmente senza zuccheri aggiunti) che mangiavo d’abitudine a colazione, quando vivevo a Londra. Ve n’era una, squisita, che avevo assaggiato per caso: marmellata di fichi. Non ero mai stata una fan dei fichi fino a quando non mi imbattei in quella confettura. Da lì, qualche libro alla mano, mi sono un po’ documentata su questo fantastico albero da frutto (Ficus carica) della famiglia delle moracee, e la voglia di mangiare i suoi frutti non è più passata. Anche perché, essendo un albero antichissimo, le storie e le leggende sul fico sono tantissime e davvero interessanti.

FICO: I FONDAMENTALI

La pianta del fico è un albero che contiene lattice in tutte le sue parti e può raggiungere l’altezza di 6-8 metri. Il fusto è corto e tortuoso, con numerose ramificazioni aperte e una corteccia grigia e liscia. Le foglie, palmate, sono riconoscibilissime, e i fiori molto piccoli. Si pensa che il fico sia una pianta di origine dell’Asia minore, ma è largamente diffuso in tutta la zona del bacino del Mediterraneo, sia spontaneo che coltivato. la pianta è rustica ma soffre le gelate. Si riproduce in tarda estate per talea e non va potata, perché i frutti crescono alle estremità giovani della pianta. Il suo lattice può essere usato fresco, mentre i suoi frutti possono essere conservati facendoli essiccare al sole (interi o spaccati a metà) e poi conservati in scatole o barattoli.

L’ALBERO SACRO AI GRECI

E’ una pianta antichissima, quella del fico, conosciuta dall’uomo fin da tempi remoti e, grazie alle sue salde radici, assai resistente e longeva. Per i greci in particolare costituiva un albero sacro. La leggenda vuole infatti che la pianta in origine crescesse solo sull’Olimpo, e che gli dei avessero il privilegio esclusivo di cibarsi dei suoi dolcissimi frutti. Poi un giorno Demetra, che stava vagando sulla terra alla ricerca della figlia Persefone rapita da Plutone, donò il prezioso frutto a un agricoltore dell’Attica che era stato con lei ospitale. Dai semini del fico l’uomo riuscì a far nascere un albero e, a poco a poco, la specie si diffuse in tutta la Grecia. Data la sua origine sacra, nei pressi dei templi e vicino agli edifici pubblici non mancava mai una pianta di fico.

I SICOFANTI

Il fico era prezioso per i greci non soltanto perché è buono e nutriente, ma anche perché la sua vendita costituiva una delle principali voci nella bilancia delle esportazioni. Per salvaguardare le preziose piante erano state persino istituite delle speciali autorità pubbliche, i cosiddetti “sicofanti” (letteralmente “sicofante” significava “colui che denuncia chi contravviene alle leggi della vendita dei fichi”) la cui funzione era in origine era quella di segnalare le persone che coglievano i fichi all’interno dei recinti dei templi. Siccome avevano anche il compito di denunciare chi infrangeva le leggi, finirono per acquistarsi poi la fama di calunniatori e delatori del termine che ancora oggi suggerisce.

UN FRUTTO ENERGICO

Il fico è ricchissimo di zucchero (fino al 60% del peso totale), e per questo motivo è molto nutriente e tuttavia facilmente digeribile. Già nell’antichità ne erano riconosciute le straordinarie proprietà medicamentose: si usava infatti come lassativo, e per curare la raucedine e i catarri. Anche il lattice secreto dal tronco veniva impiegato per scopi medicinali: lo si usava per guarire porri, verruche, lentiggini e macchie della pelle.