I rifiuti sono un business per molti. La mafia per prima, grazie alla connivenza della politica. Ne sono un esempio i rifiuti nelle strade di Napoli, e periodicamente quelli nelle strade di altre città; oppure le ecoballe: 8 milioni di tonnellate di rifiuti indifferenziati, imballati a cielo aperto in attesa di un miracolo che le faccia sparire.

COSI’ LE ECOMAFIE GUADAGNANO DAI NOSTRI RIFIUTI

L’Italia ha il primato delle discariche illegali. Le ecomafie gestiscono in modo assiduo lo sversamento dei rifiuti nocivi industriali sui terreni agricoli, organizzano l’esportazione di veleni con navi che battono bandiere estere, i camion della morte carichi di container da portare all’estero, allungano le mani sugli inceneritori e i termovalorizzatori… Quando la politica chiude un occhio (o anche tutti e due), si tende a pensare che ci sia poco da fare affinché le cose cambino, ma ci si dimentica troppo spesso che il potere è invece in mano ai cittadini, a coloro che una differenza la possono fare, semplicemente modificando le proprie abitudini, quelle su cui lucrano i criminali. Come? Beh, tanto per cominciare, riducendo i propri rifiuti. Meno rifiuti, meno business per la mafia.

Ma cerchiamo di capire meglio come funziona il ciclo dei rifiuti.

COSA SONO I RIFIUTI?

Secondo la Direttiva Comunitaria 2008/98/Ce un rifiuto è “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi”. A seconda della loro origine, si possono classificare in Rifiuti speciali (quelli che derivano dalle attività produttive) e Rifiuti Solidi Urbani (Rsu). Gli Rsu sono circa il 15% dei rifiuti prodotti complessivamente dal sistema economico, ma spesso alcune normative comprendono nella categoria degli Rsu anche gli assimilati (come quelli non pericolosi prodotti dal turismo). Infine, ci sono i Rifiuti urbani pericolosi (Rup), una frazione separata degli Rsu.

QUANTI RSU PRODUCIAMO?

Secondo il rapporto dell’Ispra (www.isprambiente.gov.it), nel 2008 la produzione di Rsu in Italia ammontava a 32 milioni di tonnellate, pari a una media pro capite di 540,8 kg. Prevenire i rifiuti urbani significa non far pervenire scarti al sistema di gestione urbana dei rifiuti (raccolta, trasporto, trattamento – riciclaggio o smaltimento, riutilizzo.

I SISTEMI DI GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI IN ITALIA

In Italia ce ne sono attualmente tre: il primo è quello criminale, poi vengono quello legale, e quello del riciclo. Il quarto potenziale, che ancora oggi è virtuale, è quello totalmente virtuoso della (nostra) prevenzione.

IL CICLO LEGALE DEI RIFIUTI: PERCHE’ NON E’ EFFICACE?

L’immondizia che produciamo viene raccolta dalle strade, nei cassonetti, oppure ritirata a domicilio. Questo ciclo permette di intercettare una parte dei “materiali post-consumo” con la raccolta differenziata e il successivo riciclaggio, ma in Italia questo sistema alimenta ancora troppo gli inceneritori e le discariche. Gli inceneritori (che solo in Italia vengono chiamati “termovalorizzatori”) vengono finanziati pubblicamente (con i nostri soldi), ma non fanno sparire i rifiuti. Le scorie dopo la bruciatura dei rifiuti sono pari al 30%, senza contare le emissioni gassose inquinanti che producono. Queste scorie andranno poi sistemate da qualche parte e l’intero sistema non è energeticamente sostenibile. Insomma, “legale” non è sinonimo di “virtuoso”. Lo dimostra il fatto che molti rifiuti vengano spediti all’estero in modo legale per lo smaltimento, oppure a quelle città che raccolgono l’umido ma mandano a compostarlo in altre città per mezzo di Tir a centinaia di chilometri di distanza.

Il ciclo virtuoso dei rifiuti (che usa il metodo del riciclo), infine, non elimina i rifiuti prodotti, ma li “risistema”.

L’unico vero modo di non creare rifiuti da smaltire (e non andare a ingrassare il ciclo illegale gestito da mafia e politica) è la prevenzione, che andrebbe adottata come politica di responsabilità condivisa. Ne parlerò prossimamente.