Da sempre i dietologi, nel giudicare le diverse diete dimagranti, danno grande peso al fatto che un regime sia in grado di creare abitudini alimentari corrette e quindi di rieducare l’individuo a un’alimentazione sana ed equilibrata. L’idea era che conoscendo i cibi giusti e le giuste combinazioni uno potesse capire come regolarsi e smettere di fare i soliti vecchi errori. Insomma un processo razionale che passa attraverso la consapevolezza e la volontà di far bene.

Ma ora, arriva dagli Stati Uniti la notizia che è possibile allenare il cervello a preferire alimenti a basso contenuto calorico e salutari. Non più una scelta, ma proprio un istinto, quindi. A suggerire questa tesi è una ricerca condotta della Tufts University e del Massachusetts General Hospital.

Lo studio è stato pubblicato su Nutrition&Diabetes che avverte come questa ricerca, effettuata su un campione ridotto, necessiti di ulteriori approfondimenti, ma sia comunque interessante e indicativa. In pratica sembrerebbe che un allenamento ad hoc su abitudini alimentari sane porterebbe a modificazioni, riscontrabili attraverso lo scanner cerebrale, dei sistemi di ricompensa di uomini e donne.

L’obesità infatti è causata anche da una iper attivazione dei sistemi di ricompensa cerebrali a fronte dell’ingestione di cibi ipercalorici, con meccanismi analoghi a quelli di altre forme di dipendenza.

Lo studio ha coinvolto 13 uomini e donne in sovrappeso ma sani e di età inferiore ai 65 anni, di cui 8 sono stati sottoposti per sei mesi a una dieta ipocalorica, la iDiet della dottoressa Roberts (leggi qui per saperne di più di questa dieta), calibrata per consentire un calo di 500 g/1 kg alla settimana, equivalenti a una riduzione di 500-1000 calorie al dì (qui per avere dettagli sulla dieta), mentre gli altri 5 hanno formato il gruppo di controllo.

Il regime dietetico, sulla falsariga dalla iDiet, è stato accompagnato da una serie di incontri mirati a rafforzare il senso di ricompensa legato al consumo di cibi sani e ad attenuare quello legato ai cibi spazzatura. Per un totale di 19 incontri nelle 24 settimane di trattamento. In aggiunta i partecipanti ricevevano una mail settimanale dal loro nutrizionista per un supporto individuale con menù, suggerimenti e ricette.

Entrambi i gruppi di pazienti sono stati sottoposti a risonanza magnetica cerebrale per registrare le reazioni di fronte a immagini di cibi a basso e ad alto contenuto calorico, all’inizio e alla fine di un periodo di sei mesi. E gli esami sugli iscritti al nuovo programma di perdita di peso hanno rivelato dei cambiamenti concentrati nell’area del centro di ricompensa del cervello associata con l’apprendimento e la dipendenza. Dopo sei mesi, infatti, in questa zona era aumentata la sensibilità ai cibi sani a basso contenuto calorico mentre era notevolmente attenuata la risposta a quelli ipercalorici, cosa che, secondo gli scienziati, indica un aumento del piacere nel concedersi spuntini salutari.

Ebbene, dati alla mano è possibile contrastare il richiamo degli alimenti piacevoli al palato ma poco salutari, aumentando il fascino di quelli sani. Benché una volta stabiliti i circuiti della dipendenza da cibo malsano può essere molto difficile invertirli è risultato quindi che una strategia mirata può riuscire a rieducare il gusto e l’appetito. «Noi non iniziamo la nostra vita amando le patatine fritte e odiando, per esempio, la pasta integrale» ha spiegato Susan Roberts ideatrice della iDiet, o Istinct Diet che dir si voglia, e ricercatrice presso la Tufts University. «Questo condizionamento avviene nel tempo, in risposta al fatto di mangiare, più volte, ciò che troviamo fuori, in un ambiente alimentare tossico» e la ricerca sembra dimostrare che un programma adeguato può azzerare questa influenza negativa.

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