La resistina, una delle adipochine scoperte negli ultimi anni, sembra essere l’anello di congiunzione tra infiammazione e resistenza all’insulina, il che potrebbe spiegare perché la cosiddetta infiammazione silente, una patologia strisciante che può svilupparsi per lungo tempo in modo pressoché asintomatico, induca aumento di peso.

Ma andiamo per ordine, la resistina è una molecola segnale prodotta dal tessuto adiposo, scoperta una quindicina di anni fa. Tra i suoi effetti c’è quello di ridurre l’efficacia dell’insulina e di aumentare la produzione di colesterolo LDL (quello cattivo) a livello del fegato, e nello stesso tempo di ridurre l’eliminazione del LDL in circolo.

Risulta quindi connessa con i problemi cardiovascolari legati al colesterolo e con la cosiddetta resistenza all’insulina. Vale a dire che un organismo con elevati livelli di resistina ha bisogno di produrre maggiori quantità di insulina per ottenere gli stessi risultati in relazione alla glicemia. Quindi, di fatto, un elevato tasso di resistina si associa con un altrettanto elevato tasso di insulina e questo anche a prescindere dall’indice o, meglio dal carico gligemico di quello che mangiamo.

L’insulina gioca però un ruolo fondamentale nell’accumulo adiposo. È lei a determinare se le calorie ingerite devono essere trasformate in energia o in scorte di grasso. Più alto è il livello di insulina circolante più i meccanismi di accumulo risultano attivi. Quindi la resistenza all’insulina si traduce nella tendenza a ingrassare e infatti questa resistenza, come del resto l’iper colesterolomia, è tra gli elementi chiave della cosiddetta sindrome metabolica, tipica degli obesi e dei malati di diabete2.

Ma veniamo all’infiammazione. Poco dopo aver identificato la resistina si è scoperto che oltre agli adipociti (le cellule che compongono il tessuto adiposo) il nostro organismo disponga di altri forti produttori di questa molecola segnale: i macrofagi (cellule spazzino) presenti in abbondanza proprio nei tessuti adiposi infiammati. Studi successivi hanno rivelato una elevata produzione di resistina anche da parte dei neutofili (cellule con funzione di difesa dagli attacchi batterici) e in tutti i tessuti, non solo in quello adiposo.

Quindi l’infiammazione e l’infezione alzano il livello di resistina e questa, a sua volta, quello dell’insulina. Il che, se lo guardiamo dal punto di vista dell’evoluzione, è assolutamente sensato: in condizioni naturali infiammazioni e infezioni erano acute, non croniche, e causate principalmente da ferite o malattie, non certo da alimenti troppo raffinati e addittivati o dall’inquinamento. Aggiungiamo che un uomo ferito o malato aveva meno probabilità di andare a caccia o a raccogliere bacche e altri alimenti ed ecco chiarita la necessità di aumentare le scorte per far fronte a periodi di scarso apporto alimentare.

Nella vita moderna, invece, la malattia difficilmente si traduce in scarsità di cibo e men che meno lo fa l’infiammazione silente, così la resistina, portando a resistenza insulinica in una situazione di abbondanza alimentare, finisce con l’indurre accumulo di peso. L’adipe in eccesso, a sua volta, causa infiammazione in grado di richiamare macrofagi e neutrofili produttori di resistina, in un perverso circolo vizioso.

Ancora una volta, quindi, appare evidente che per combattere la tendenza a ingrassare la via migliore non passi attraverso le diete affamanti, ma attraverso la cura del proprio corpo, in modo da ripristinare i normali equilibri biochimici. A quel punto sarà il nostro stesso organismo ad attivare i meccanismi di correzione del peso e il dimagrimento verrà da sé, e soprattutto in modo naturale e duraturo.

Piuttosto che la riduzione delle calorie, quindi, è necessario puntare sulla qualità degli alimenti, privilegiando cibi naturali (niente zucchero, niente grassi trans, niente conservanti, coloranti, edulcoranti), abbondanza di frutta e verdura (specialmente quelle ricche di colore), spezie (in particolare curcuma, cannella, cardamomo, chiodi di garofano), erbe e aromi (aglio, basilico, prezzemolo, zenzero), cibi integrali, tanto pesce e legumi, poca carne rossa, un po’ di carne bianca e latticini magri. Privilegiando le cotture rapide e sane e le ricette poco elaborate.

Il tutto abbinato a uno stile di vita sano, con moderata ma frequente attività fisica, sufficienti ore di sonno e controllo dello stress.