Per qualche anno, ero riuscita a scamparla. Con la scusa che vivevo all’estero in modo fisso e con il fatto che i prezzi dei voli per rientrare in Italia erano astronomici, ero sempre riuscita a evitare di festeggiare una festa che non solo non sento mia, ma che mi mette anche profonda tristezza per una serie di motivi. Certo, è bello stare in famiglia e sentire i propri cari vicini quella volta l’anno… Lo scorso anno lo festeggiai a Londra con alcuni conoscenti: tre generazioni di donne riunite attorno a una tavola e al tradizionale tacchino in salsa di mirtillo, del puré di patate e verdure varie. Tolto il tacchino non resta molto per un vegetariano, ma nel Nord Europa il vegetarianesimo è molto più diffuso e rispettato, tant’è che è più facile sentirsi a casa che non a casa propria.

Per questo Natale 2012, invece, sono stata incastrata. Il solito pranzo con i parenti, a casa di parenti. Le discussioni sul menù sono iniziate da almeno 10 giorni e, visto che avevo deciso di non “pesare” sulle scelte del normale menù natalizio, questa è stata la risultante… antipasti: affettati misti (ça va sans dire); primo: casoncelli alla bergamasca (con ripieno di carne); secondo: anatra con le patate e arrosto con i funghi; dolce.

Da come è facile capire, del menù natalizio “originario” mi resterà solo il dolce. Naturalmente mi porterò il mio personalissimo menù di Natale, che non ho ancora deciso, ma che dovrà prestarsi ad essere trasportato e scaldato in una cucina non mia. Poco male… Ciò che mi rattrista è che sembra che la “tradizione” prevalga anche sul buon senso e sulla sensibilità delle persone, che – a loro detta – dovrebbero festeggiare l’essenza di quei principi di carità che hanno origine con la nascita di Gesù.

Vorrei citarvi un brevissimo passo di Isaac Bashevis Singer (1904-1991), Nobel per la Letteratura nel 1978, l’anno in cui sono nata: “Ogni volta che Herman assisteva alla macellazione di animali o alla pesca, compiva sempre la stessa riflessione: nel loro comportamento verso queste creature, tutti gli uomini erano dei nazisti. L’indifferenza con la quale facevano ciò che volevano di tutte le altre specie esemplificava la più razzista delle teorie: il diritto del più forte. Per gli animali, tutti gli uomini sono dei nazisti; per loro infatti la vita è un’eterna Treblinka.

Buon Natale, per chi avrà voglia di festeggiare la Treblinka… Io chiederei a Babbo Natale un Natale vegetariano, senza animali nel piatto.