Mangiare sano non fa sempre bene, o meglio soffrire di ortoressia non è il massimo per la propria salute. Ma in cosa consiste l’ortoressia? Si tratta di una patologia classificabile come ossessivo-compulsiva, di cui soffrirebbero soprattutto gli individui di sesso maschile (l’11, 3 per cento, contro il 3,9 per cento delle donne) e che si basa soprattutto nell’essere molto fanatici verso la cura dell’alimentazione.

Preoccuparsi di mangiare bene non rende di certo automaticamente malati di ortoressia ma di sicuro fa sì che il soggetto interessato possa essere più incline ad ammalarsi, qualora questa sua tendenza sfoci nel fanatismo. Soffrire di ortoressia comporta dunque che la ricerca di una sana alimentazione – che di base è un comportamento corretto – sfoci in atteggiamenti ossessivo-compulsivi che di sano ed equilibrato hanno ben poco, con ricadute del tutto negative sul soggetto.

In genere, vi sono alcuni atteggiamenti che possono diventare campanelli di allarme e che richiedono un maggiore approfondimento, per capire se il soggetto in questione è a rischio ortoressia oppure no. Fra questi:

  • passare tanto tempo al supermercato, alla ricerca minuziosa di cibi;
  • pianificazione rigida dei pasti, che prevede giorni specifici per mangiare determinati alimenti, il rigido controllo delle calorie e il non concedersi mai neppure una piccola tentazione;
  • guardare e pensare al cibo con ossessione, preoccupandosi eccessivamente di cosa e di quanto si mangia.

Al contrario di altri disturbi alimentari, dunque, l’ortoressia non è incentrata sul controllo del proprio peso (o meglio, non è il peso corporeo la prima preoccupazione di chi ne soffre) ma il fatto di mantenere sano il proprio corpo. In Italia la maggior parte di coloro che ne soffre abita a Milano (il 33 per cento) mentre a Roma va il secondo posto (27 per cento).