Di pulizia del colon e purificazione dell’intestino ho sentito parlare per la prima volta molti anni fa, quando un medico specializzato nella cura degli inestetismi della cellulite provò a propormi l’idro-colon terapia, una sorta di super clistere che deve essere praticato da un medico, in ambulatorio, e che avrebbe dovuto dilavare le pareti del mio intestino portando via rifiuti tossici accumulati negli anni.

L’idea è che il nostro tubo di scarico non riesca mai a svuotarsi completamente e nel tempo si formino depositi sempre più tenaci. Visto che proprio l’intestino ha il compito di assorbire gli elementi nutritivi e distribuirli nell’intero organismo, un intestino incrostato rischia di assorbire anche le tossine di questi depositi malsani, avvelenandoci.

L’idea del lavaggio però non mi attirava per nulla e decisi di tenermi il mio colon incrostato. E ciò anche se, in seguito, mi capitò di incontrare molti sostenitori dell’idro-colon terapia (la praticano spesso in quei centri dove ci si ritira per vacanze dimagranti e rigeneranti). Alcuni addirittura si erano così appassionati alla pratica da farla regolarmente, a ogni cambio di stagione, un po’ come le nostre nonne prendevano la purga.

Adesso però le voci sugli effetti che un intestino inquinato può avere sui meccanismi di autoregolazione del peso e sul benessere dell’intero organismo si fanno sempre più insistenti. C’è anche chi sostiene che l’irritazione intestinale, e conseguente accumulo di muco e scorie, causata dalle diete dimagranti sia proprio la causa dell’effetto yo-yo e quindi della tendenza a riprendere peso tanto più rapidamente quanto più severa è stata la dieta.

L’idro-colon terapia però continua a non attirarmi, quindi ho preso in considerazione i sistemi alternativi trovando che esistono preparati medicinali, da assumere per bocca, che nel tempo dovrebbero sortire un effetto analogo, oppure una pratica derivata dallo yoga che consiste nel bere un’elevata quantità di acqua salata con sale rosa dell’Himalaya a digiuno, e aspettare che questa transitando per l’intestino lo ripulisca da cima a fondo.

Inutile dire che quest’ultima opzione, anche se probabilmente porta a risultati meno radicali delle altre due, o forse proprio per questo, mi è sembrata la più interessante e anche se non mi permetterei di proporla a nessuno, perché ritengo che in queste faccende sia meglio farsi consigliare da un medico, vi racconto l’effetto che ha avuto su di me la pulizia del colon con soluzione salina.
Premettendo che dispongo di budella sane, non soggette a coliti, diverticoliti, stitichezze, emorroidi, ragadi o altri possibili disturbi.

Seguendo le indicazioni mi sono procurata del sale rosa dell’Himalaya che ormai si trova in qualunque supermercato a pochi euro a confezione. Ne bastano una trentina di grammi, ma ovviamente non mi ero portata dietro la ricetta e nel dubbio ho comprato due barattolini, quando un terzo di uno era più che sufficiente. Credo che la cosa si possa fare anche con altri sali tipicamente usati a scopo lassativo, ma il sale dell’Himalaya resta il più comodo da procurarsi. Assolutamente non adatto, invece, il normale sale da cucina.

Sempre seguendo le indicazioni ho fatto una cena leggera e poi la mattina mi sono tenuta a digiuno. In realtà avrei potuto mangiare tranquillamente la sera perché prima di riuscire a buttar fuori casa marito e figli erano le 11 e quindi avevo al mio attivo 14 ore di digiuno. Nel frattempo avevo messo i miei 4 litri d’acqua sul fuoco (fanno un bel pentolone da spaghetti) con 28 g di sale rosa (l’indicazione è di 6-8 g per litro e mi è sembrato giusto attenermi al valore medio, per cominciare) che è meno di quanto se ne usi per salare l’acqua della pasta. Avevo fatto sciogliere il sale e lasciato intiepidire l’acqua al punto giusto, quindi appena chiusa la porta di casa ero pronta per versare le prime due mestolate di sbroda in una tazza e iniziare il trattamento.

Uno schifo, ma bevibile. Me la sono cacciata giù a piccoli sorsi e sono passata alla tazza successiva. Le mie indicazioni dicevano di berne una ogni 7 minuti. Io all’inizio ero un po’ più lenta perché sorseggiavo lentamente e poi mi prendevo una pausa, ma procedendo ho preso coraggio e ho iniziato a fare sorsate più generose, concedendomi poi qualche minuto di recupero. Dopo un’ora esatta stavo affrontando la settima tazza e cominciavo a chiedermi se avrebbe fatto qualche effetto, prima o poi, perché non avevo nessun sentore che si stesse smuovendo alcunché. Nel frattempo ho scaricato la lavapiatti, caricato la lavatrice e iniziato a stirare perché le mie indicazioni raccomandavano di non sedersi o sdraiarsi, ma di muoversi in modo rilassato per casa, passeggiando e facendo i mestieri per favorire il passaggio dell’acqua.

Alla fine della settima tazza ho avuto la prima timida avvisaglia: niente crampi, dolori addominali o contrazioni, giusto l’idea di un nonsoché che probabilmente non avrei nemmeno notato se non fossi stata così concentrata sui dintorni del mio ombelico. Le mie indicazioni dicevano che con l’ottava tazza, o poco prima, avrei dovuto iniziare a liberarmi e che se ciò non fosse accaduto avrei dovuto smettere di bere, aspettando la prima evacuazione prima di riprendere.

Vi anticipo che alla soluzione salina (ovvero acqua calda salata) non ci si abitua, non è che bevendola ci fai il palato, anzi, quindi è stato col miraggio di quella pausa che ho coraggiosamente affrontato l’ottava tazza, ma per farlo mi è sembrato più prudente spostarmi in bagno. E devo dire che ho rispettato le previsioni in pieno.

Da lì in avanti il passaggio si è fatto più rapido e io ho dovuto per necessità allungare gli intervalli tra una tazza e l’altra, il ritmo è diventato: bevuta, breve pausa, bagno, bevuta successiva. Le mie indicazioni dicevano di continuare a bere tazze d’acqua salata fino a che questa non fosse passata per l’intestino uscendone pulita, e poi fermarsi anche se non erano ancora finiti i 4 litri di soluzione salina. Ma confesso che non ce l’ho fatta.

Alla dodicesima tazza ero così stufa di acqua salata che ho deciso di cacciar giù subito la tredicesima e fermarmi, confidando che quelle ultime due fossero sufficienti a centrare l’obiettivo, ma, anche se ci sono andata vicina, credo mi ci sarebbe voluta almeno un’altra tazza delle tre che restavano. Aggiungo anche che alla decima tazza avevo scartato un lecca-lecca di mia figlia a cui dare una succhiatina tra una bevuta e l’altra. Non so se è valido, però aiuta, e alla fine avevo appena intaccato la superficie del dolcetto, quindi non credo abbia influito molto.

Mezz’ora dopo l’ultima seduta, come da indicazioni, mi sono mangiata un risottino in bianco condito con burro (sarebbe stato adatto anche l’olio) per rilubrificare l’intestino e porre fine al trattamento. In totale 3 ore, nessun dolore, nessun crampo e già nel pomeriggio una sensazione di benessere e leggerezza difficile da descrivere: avete presente quella pubblicità con la pancia che ride, ecco direi che la mia pancia adesso ha un sorriso largo così.

E sono già pentita di non aver fatto quell’ultimo sforzo bevendo fino alla sedicesima e ultima tazza. Tanto che mi vien già da pensare alla prossima volta quando aumenterò un poco il sale, portandomi a quegli 8 grammi per litro d’acqua. Le mie indicazioni infatti dicevano che se si fa molta pipi durante il trattamento si può aumentare il sale di 1 g/l mentre se al contrario se ne fa poca e poi si ha un forte senso di arsura bisogna ridurre di pari quantità. Io di pipi non ne ho fatta tantissima, ma nemmeno poca, però non ho avuto nessuna sensazione di sete nelle ore seguenti, quindi credo di poter osare gli 8 grammi.

Insomma, per quanto mi riguarda, esperimento riuscito in pieno. Ma come dicevo io non ho il benché minimo problema intestinale e sono anche ipotesa cosa che, anche se il sale rosa dell’Himalaya è consigliato proprio agli ipertesi e a chi soffre di ritenzione perché molto meno dannoso del sale da cucina, era un altro motivo di tranquillità. A chi volesse provare, comunque consiglio di aver prima uno scambio di vedute col proprio medico, anche solo per tranquillità.

Aggiungo una piccola nota, maturata in seguito alla stesura di questo pezzo, sia per esperienza personale sia attraverso quella di amici: attenzione a evitare il trattamento mentre siete a dieta o subito dopo averne terminata una. L’intestino, affamato dal periodo di restrizione calorica, potrebbe “bersi” l’acqua e sale e il trattamento non solo non sortirebbe alcun effetto di pulizia del colon, ma porterebbe anche a ritenzione idrica che l’organismo impiegherà 2-3 giorni a smaltire. Insomma l’involuzione dei minimi!

photo credit: *erika via photopin cc

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