Nel corso degli anni anche la dermatologia come gli altri campi della medicina ha fatto passi da gigante offrendo opzioni terapeutiche per trattare molte malattie cutanee, ma ancora oggi sono in milioni a soffrirne. Durante la conferenza stampa ‘La pelle e le sue patologie’ tenutasi a Palazzo delle Stelline a Milano, infatti, sono emersi molti dati per cui vedrebbero circa il 3% (circa 125 milioni) della popolazione mondiale affetta da psoriasi, e di questi più di 2,5 milioni si trovano in Italia.

Questa si manifesta con la comparsa, su tutto il corpo, di macchie rossastre e dalla forma rotonda ben delimitate da dei margini netti. Man mano che la psoriasi si sviluppa può essere messa sullo stesso piano di una malattia invalidante con le chiazze che iniziano a ricoprirsi di squame bianco-argentee.

Ma lo stesso presidente della Societa’ italiana di dermatologia, Giampiero Girolomoni, ha evidenziato come le prospettive di trattamento per questa patologia siano molto migliorate anche se spesso capita che l’individuo, una volta che scopre di esserne affetto, tende a procrastinare, sottovalutando il problema tenendolo nascosto sperando che passi da solo, andando solamente a peggiorare il problema. Circa l’80% degli individui affetti dalla malattia, inoltre, soffre di psoriasi a placche, la forma più comune in cui le lesioni risultano essere rosse alla base ma coperte di scaglie di pelle giallastre.

Le malattie cutanee che però vengono rappresentate anche da acne, che invece – seppur con diversa intensità – arriva a colpire il 90% dei giovani nell’età puberale e post-puberale, mentre la cheratosi – un’alterazione dell’epidermide meno conosciuta ma più pericolosa che si sviluppa come conseguenza di una prolungata esposizione ai raggi UV – colpisce l’1,4% della popolazione sopra i 45 anni.

Ma oltre alle malattie cutanee c’è un’altra sfida con la quale i dermatologi dovranno combattere che è quella delle resistenze batteriche agli antibiotici comuni, come dichiarato dal direttore della Scuola di specializzazione in microbiologia e virologia dell’Universita’ degli studi di Milano, Roberto Mattina: “Purtroppo da circa 15 anni non vengono immessi sul mercato nuovi antibiotici e tutto lascia supporre che per i prossimi 5/7 anni non ve ne saranno di nuovi. Le resistenze batteriche agli antibiotici sono distribuite sul territorio in maniera molto disomogenea, quindi sarebbe necessario istituire un Osservatorio delle resistenze per mappare la situazione e monitorarla“.