Sino a 1 secolo fa, sulla terra esistevano ancora vastissime aree naturali dove gli animali non avevano pressoché contatto con l’uomo. Da allora la popolazione umana è aumentata rapidamente, e con essa la produzione di energia e lo sfruttamento delle materie prime, e le zone estranee alla presenza dell’uomo sono ormai rarissime. Gli habitat naturali compaiono e la biodiversità (l’insieme di tutte le specie viventi) subisce 1 rapido declino. Il fenomeno è rischioso per l’uomo, perché fa del mondo 1 ambiente instabile e povero di risorse indispensabili, ma ha conseguenze ancor più gravi sugli animali. Le specie più colpite hanno raggiunto il punto in cui, paradossalmente, hanno bisogno dell’uomo per sopravvivere.

LA LISTA ROSSA DELLA IUCN

La Lista Rossa redatta nel 1002 dalla IUCN indica che oltre 5400 specie animali rischiano seriamente di estinguersi in un futuro prossimo, e in quasi tutti i casi a causa delle attività umane. Il numero delle specie minacciate rappresenta meno dell’1 × 1000 di quelle identificate, ma la IUCN ammonisce che si tratta di una stima per difetto. Vi sono infatti molti animali poco conosciuti per i quali è difficile valutare un eventuale calo numerico. I dati più affidabili, quelli relativi ai mammiferi e agli uccelli, dimostrano tutta la gravità della situazione. Quasi un quarto dei mammiferi figura nella lista e 181 delle specie indicate sono in pericolo critico. Il rapporto elenca anche quasi 6000 specie di piante in pericolo di estinzione, con danni per gli animali che se ne cibano e si trovano riparo.

LA CONDIZIONE DI “RISCHIO”

La condizione di “rischio” comporta conseguenze diverse per le varie specie. Alcune, in particolare gli invertebrati, si riproducono rapidamente in condizioni favorevoli e sono quindi potenzialmente in grado di riaffermarsi in tempi brevi. Molte, al contrario, hanno tempi riproduttivi molto lunghi e impiegano molto tempo per recuperare il calo numerico. Un esempio tipico sono gli albatri: raggiungono la maturità in 7 anni, quindi depongono 1 solo uovo e si riproducono solo ad anni alterni. E anche il fatto che non sempre gli animali si riproducono pur trovando un habitat adatto e un partner disponibile. In molte specie, per stimolare il comportamento riproduttivo (corteggiamento e costruzione del nido) è indispensabile la presenza di molti individui riuniti in gruppo. Il piccione migratore, con le sue colonie che si stendevano per molti kilometri quadrati, era un tipico esempio di “riproduttore sociale”. Ridotto da alcune migliaia di individui, aveva ormai superato la soglia della non riproduzione.