La salvia (Salvia officinalis) è un’erba che raramente manca nelle cucine italiane e il perché non è difficile intuirlo. Chiamata popolarmente erba sacra, salvia di osei, salvia bianca, salvio ontano o anche tè di Grecia, questa pianticella dalla base legnosa e crescita erbacea appartiene alla famiglia delle labiate ed è nota per le sue foglie rivestite di peluria dal color verde argenteo nella pagina superiore e più chiare in quella inferiore. Le foglie, per l’appunto, sono ricche di sostanze oleose, da cui si traggono tutte le sue virtù officinali. La salvia prodice dei fiori di colore violaceo, raccolti il spighe terminali: compaiono tra maggio e luglio.

SALVIA: I FONDAMENTALI

Presente in tutta l’Europa centrale, la salvia è spontanea in molte zone della fascia più mediterranea e predilige terreni soleggiati, sassosi e poveri d’acqua, sino a ottocento metri di altitudine. Si riproduce per talea prelevando, verso la fine dell’estate, i rametti dell’ultima crescita; dopo averle messe a radicare in torba e sabbia, si trapiantano a dimora nella primavera successiva. Per una produzione di foglie più grandi e più ricche di oli essenziali, è bene togliere le spighe dei fiori alla loro comparsa.  Della salvia si utilizzano le foglie e le sommità fiorite. le foglie si raccolgono tutto l’anno, le sommità fiorite in maggio-luglio. Per conservare le foglie occorre staccarle dalla pianta e farle essiccare in un posto ombroso e ventilato in strati sottili, poi si conservano in barattoli; le sommità fiorite si essicano appese, legate in mazzetti e si ripongono in sacchetti di carta o stoffa. Generalmente si usa il prodotto fresco poiché durante l’essiccazione si perdono parte dei principi attivi che sono volatili.

L’ERBA DELLA SALUTE

Che la salvia sia stata ritenuta, fin da tempi lontanissimi, una pianta estremamente utile nel campo dell’erboristeria medica lo suggerisce il nome stesso: “salvia” deriva infatti dal latino “salus”, che significa salute, oppure da “salvus”, cioè salvo, sano. Essa era dunque considerata l’erba della salute per eccellenza, e gli usi che greci e romani ne facevano erano quanto mai antichi e vari. Il grande successo della salvia si mantenne inalterato anche nelle epoche successive. La Scuola Medica Salernitana, una delle più famose del medioevo, formulò una specie di proverbio che fa ben comprendere quale fosse l’atteggiamento nei confronti di questa pianta: “Di che cosa morirà l’uomo che fa crescere salvia nel suo orto?”. Secondo una leggenda di origine cristiana, la salvia deve tutte le sue proprietà benefiche a un miracolo di Gesù: quando questi era ancora bambino e stava fuggendo in Egitto insieme con i genitori, la pianta della salvia gli offrì più volte le sue soffici e profumate foglie, rese ancora più piacevoli dei fiorellini viola, per fargli da giaciglio. Gesù, allora, ricambiò il favore facendola diventare la pianta dalle nobili proprietà che tutti conosciamo.

L’ACETO DEI QUATTRO LADRONI

Nel Seicento si cominciò a produrre in Francia un aceto balsamico -  detto “aceto dei quattro ladroni” -  che si diceva avesse 1un potere miracoloso nel proteggere dalle malattie infettive. Il suo ingrediente principale erano proprio le foglie di salvia macerate, unite a un po’ di rosmarino, timo e lavanda. La storia legata a questo aceto spiega l’origine del suo strano nome: durante la terribile epidemia di peste che colpì Tolosa nel 1630, un gruppo di ladroni senza scrupoli razziò le case degli ammalati. Quando i ladri furono catturati, le autorità chiesero loro come avessero fatto, dal momento che avevano violato numerose case infette, ma non avevano contratto la malattia. Questi risposero che avrebbero rivelato il loro segreto (e cioè la ricetta a base di erbe da loro sperimentata) solo a patto di aver risparmiata la vita. In quel caso almeno la salvia fu davvero, e letteralmente, donatrice di vita!