La prolattina è un ormone che viene secreto dall’ipofisi, ghiandola situata alla base del cervello. Oltre ad essere molto importante durante la pubertà per la crescita e lo sviluppo del seno, la prolattina ha come funzione principale quella di stimolare la produzione di latte a seguito del parto. Se in condizioni normali questo ormone è infatti presente nel sangue in piccole quantità (sia nelle donne che negli uomini), durante la gravidanza i suoi livelli aumentano in modo significativo.

Un eccesso di prolattina può tuttavia essere riscontrato in entrambi i sessi anche all’interno di un quadro che può comprendere disfunzioni tiroidee, assunzioni di determinati farmaci, forte stress psico-fisico e così via. Tale condizione è nota come iperprolattinemia, un disturbo che, tutt’altro che raro, può affliggere sia uomini che donne, determinando svariati sintomi.

L’aumento dei livelli di prolattina nel sangue è solitamente generato da un concorso di cause. Tra le principali si annoverano:

  • Assunzione di farmaci quali antidepressivi, antipsicotici e farmaci per il controllo della pressione
  • Uso di prodotti erboristici, come fieno greco, semi di finocchio e trifoglio rosso
  • Irritazione della gabbia toracica (causata da cicatrici chirurgiche, fuoco di Sant’Antonio o uso di reggiseni troppo stretti)
  • Frequente consumo di determinati alimenti
  • Intenso esercizio fisico
  • Periodi di sonno particolarmente prolungati (i livelli di prolattina aumentano infatti durante la notte)
  • Continua stimolazione dei capezzoli
  • Ipotiroidismo
  • Tumori dell’ipofisi
  • Eventi che sono causa di forte stress, come infarto miocardico acuto, digiuno prolungato, ustioni estese o anche situazioni di forte disagio emotivo.

Essendo provocata da fattori così eterogenei, il trattamento dell’iperprolattinemia varia a seconda dello specifico caso e in relazione alle cause scatenanti. Se la prolattina alta è correlata a disfunzioni tiroidee, ad esempio, si ricorrerà ad una terapia farmacologica mirata a migliorare l’attività  della tiroide, riportando così i valori della prolattina entro la norma. Nel caso di  tumori ipofisari, la terapia o eventuali interventi chirurgici saranno finalizzati alla rimozione della massa, con conseguente miglioramento nella secrezione di prolattina. Se l’iperprolattinemia è invece riconducibile all’assunzione di determinati farmaci, il medico prescriverà, ove possibile, una terapia alternativa, in modo da risolvere il problema. In altri casi la cura potrebbe consistere in una terapia ormonale finalizzata a normalizzare i livelli di estrogeno. Non è tuttavia sempre facile individuare con precisione le cause scatenanti di questo disturbo, soprattutto quando correlate a periodi di forte stress. In questi casi, generalmente i medici prescrivono terapie farmacologiche mirate (solitamente a base di bromocriptina o cabergolina), i cui dosaggi verranno man mano regolati in base alla risposta del paziente, fino a completa remissione dei sintomi.