Dopo aver visto che cosa propongono – come dichiarato nei rispettivi programmi elettorali – il Partito Democratico e il Popolo delle Libertà, vediamo che cosa propone l’ex-premier Mario Monti nella sua “Agenda per l’Italia”.

Piccola premessa tecnica (scusate l’ironia…): sul sito del Movimento di Mario Monti non si trova stranamente la sua “Agenda”. Si trovano diverse aree tematiche, nelle quali confluiscono le proproste della cittadinanza sui vari temi, tra i quali anche quelli che riguardano l’ambiente, le energie, le risorse comuni. Tuttavia quello non è il programma del partito per le elezioni 2013. Sono delle proposte di cittadini messe in vetrina sul sito. Riuscire a scaricare il documento in PDF del programma del partito, invece, non è stato semplice come nei primi due casi: si può accedere alla lettura (decisamente scomoda) del documento in anteprima tramite un sito di condivisione di documenti collegato al sito del partito, ma per poterlo stampare o scaricare sul proprio computer, bisogna registrarsi a questo service di condivisione dei documenti, fornendo i propri dati anagrafici, indirizzo di posta elettronica incluso (con spam quasi assicurata che – scommettiamo? – arriverà nei prossimi giorni). Insomma, fare clic e scaricarsi direttamente dal sito un PDF come si fa normalmente pereva brutto…

Non solo: i problemi “tecnici” non finiscono qui con questo documento. Non è fatto per essere copiato. Così, se è possibile copiare e incollare il testo in un editor di scrittura, alcune sillabe vengono sostituite da alcuni segni di interpunzione. Che dire… ho fatto del mio meglio per sostituirle nel testo qui sotto a tutto favore della comprensibilità, ma vista la prolissità del Professore, se me ne fosse scappato qualcuno, cercate di interpretare come potete: almeno ne conoscete il motivo. Buona lettura!

“ELIMINARE GLI SPRECHI, VALORIZZARE GLI INVESTIMENTI PRODUTTIVI”

Pagine 5-6: “La spending review lanciata quest’anno ha permesso risparmiare 12 miliardi e ulteriori risparmi saranno conseguiti nel 2013, quando le misure entreranno pienamente a regime. Sono state ridotte le retribuzioni dei manager pubblici e benefit costosi, come le auto blu. L’azione di riduzione dei costi è però solo all’inizio. Cambiamenti strutturali nella spesa, come la riduzione e il taglio di enti e organismi pubblici, richiedono tempo e un approccio sistematico e continuativo. Deve proseguire l’azione di riduzione e riqualificazione della spesa corrente, salvaguardando tuttavia la spesa per investimenti produttivi per le infrastrutture, la ricerca e l’istruzione, motori della crescita.

“UNA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE PIU’ AGILE, PIU’ EFFICIENTE, PIU’ TRASPARENTE. USARE MEGLIO I FONDI STRUTTURALI EUROPEI”

Pagina 6: “Un’amministrazione pubblica più moderna e più agile è la chiave per migliorare la vita dei cittadini e la competitività del Paese. La semplificazione del rapporto tra la pubblica amministrazione e i cittadini e le imprese è stata al centro dell’azione di questi mesi: via adempimenti inutili per infrastrutture ed edilizia, migliorata la legge fallimentare, piena digitalizzazione della pubblica amministrazione, per fare qualche esempio.

“RIVITALIZZARE LA VOCAZIONE INSUSTRIALE DELL’ITALIA”

Pagina 8: “ILVA, IRISBUS, ALCOA sono solo alcuni dei nomi delle oltre trecento vertenze che in questi mesi hanno segnato la cronaca delle crisi industriali. Con la crisi il contributo dell’industria manifatturiera all’economia italiana si è ridotto significativamente, in termini di valore aggiunto e di occupatti. E la crisi continua a colpire. Siamo ancora ben lontano dai livelli di attvità industriale precedenti al 2008. La crisi industriale e occupazionale è il prodotto di dinamiche globali ma anche di scelte sbagliate nei decenni passati e di riforme a lungo rimandate. Ma dobbiamo avere fiducia nella forza dell’Italia come luogo competitivo di produzione industriale.

Pagina 8: “Per gestire le ristrutturazioni industriali si può immaginare uno strumento nuovo, un Fondo per le ristrutturazioni industriali, che faccia da catalizzatore per la partecipazione di capitali privati. Occorre continuare a lavorare per la riduzione del costo dell’energia.

“SFRUTTARE TUTTO IL POTENZIALE DELL’ECONOMIA VERDE”

Pagine 11-12: “La tutela dell’ambiente è investimento per il futuro e presupposto per vivere meglio il presente. Lavoro e salute non devono più essere alternativi, ma complementari. Per questa ragione l’economia verde non può essere “altro” dall’economia, ma è parte integrante dell’economia. L’industria, i trasporti, l’agricoltura, gli edifici devono riorientarsi secondo i criteri dell’efficienza, del contenimento delle emissioni nocive, dell’impiego di materiali riciclabili e di tecnologie intelligenti per smaltire i rifiuti, bonificare i terreni, oFmizzare il ciclo dell’acqua, me<ere in sicurezza il territorio, incentivare la mobilità a basso impatto ambientale. Programmi formativi e incentivi devono facilitare le scelte “verdi”. Le regole devono essere chiare e ragionevoli – e la semplificazione operata dal Governo, ad esempio attraverso la nuova Autorizzazione unica ambientale, è un esempio di come ciò possa essere fatto –, ma bisogna essere intransigenti verso chi le viola.

Agli sforzi già in atto per ridurre e differenziare la produzione di rifiuti, che vanno mantenuti e, se possibile, rafforzati, occorre affiancare sia una produzione efficiente in grado di allungare il tempo di vita dei prodotti, sia un rilancio del riciclo, in linea con i migliori esempi europei dove lo smaltimento in discarica è stato azzerato. Gli standard di qualità europei ci chiamano a cambiare la nostra mentalità in relazione alla gestione dei rifiuti, privilegiando, laddove possibile, il riciclaggio e riutilizzo. Serve puntare ad un risultato di abbattimento degli smaltimenti (in Italia riguarda tra il 50-60% dei rifiuti). Per questo serve promuovere l’innovazione aprendo i mercati a prodotti realizzati con materiali riciclati, che dovrebbero essere certificati e garantiti, e alla produzione e l’utilizzo di materie prime biodegradabili cambiare certe abitudini degli italiani. Occorre anche cambiare certi atteggiamenti per creare una vera domanda per le materie “verdi”. In questo anno il governo ha inoltre lavorato molto sull’energia: revisione degli incentivi per le rinnovabili, efficienza energetica, estrazione di idrocarburi, mercato del gas, liberalizzazione del mercato all’ingrosso dei carburanti e della distribuzione.

A venti anni di distanza dal precedente Piano energetico nazionale è stata presentata una nuova strategia energetica nazionale che fa della crescita sostenibile, dal punto di vista economico e ambientale, il proprio imperativo e punta a fare del Paese un hub energetico nel Mediterraneo. E’ necessario continuare sulla strada tracciata, dando attuazione alle linee guida della strategia per dare all’Italia una energia meno costosa, più sicura e più sostenibile.

Serve infine procedere ad uno snellimento e semplificazione della governance nel mondo dell’energia, riprendendo la proposta di modifica del Ftolo V della Costituzione – per riportare allo Stato le decisioni in materia di infrastrutture energetiche – accompagnata dall’introduzione, sulla base dell’esperienza dei Paesi nordeuropei, dell’istituto del “dibattito pubblico”.

“LA POLITICA AGRICOLA”

Pagine 12-13: “Nel corso dell’attuale legislatura sono state prese diverse misure di semplificazione e rilancio del sistema agroalimentare, ma non è stato possibile portare a compimento alcune importanti iniziative legislativi e amministrative avviate. Per aiutare la crescita sostenibile del settore agroalimentare italiano occorre fermare la cementificazione e limitare il consumo di superficie agricola come proposto nel disegno di legge per la valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo del suolo, adottare un grande piano di gestione integrate delle acque si può tutelare il territorio sia dal rischio di dissesto idrogeologico che di carenza idrica.

Bisogna prendere misure per assicurare che agli agricoltori non rimanga una quota troppo bassa del valore aggiunto generato lungo le filiere agroalimentari, favorendo una maggiore aggregazione dell’offerta che dia agli agricoltori un adeguata forza contrattuale sul mercato ed eliminando intermediazioni inutili e parassitarie che sottraggono reddito.

Serve dare una maggiore protezione agli agricoltori dalle crisi, climatiche o di mercato, cicliche o meno incentivando le pratiche assicurative a livello nazionale e comunitario. Bisogna affrontare il problema di come assicurare un migliore accesso al credito agrario specializzato. Serve infine tenere la guardia alta sulla tutela del “made in Italy”, proteggendo le produzioni nazionali con attvità di repressione dell’agro-pirateria, e, sul piano internazionale, rafforzando la lotta alla contraffazione e all’Italian sounding. E’ infine necessaria una forte politica di sostegno all’export per imprese agricole ed industriali contando sul ruolo rafforzato dell’ICE per il settore.”

“L’ITALIA DELLA BELLEZZA, DELL’ARTE E DEL TURISMO”

Pagine 13-14: “Il patrimonio culturale del nostro Paese non ha eguali al mondo, per vastità nello spazio (dai monumenti alla gastronomia, dai teatri alle chiese) e nel tempo (dalle incisioni rupestri alle avanguardie). E’ una ricchezza non delocalizzabile, non riproducibile altrove. Per il nostro Paese è dunque una scelta strategica “naturale” puntare sulla cultura, integrando arte e paesaggio, turismo e ambiente, agricoltura e artigianato, all’insegna della sostenibilità e della valorizzazione delle nostre eccellenze.

I progetti promossi recentemente per il sito archeologico di Pompei, l’Accademia di Brera, la Galleria dell’Accademia di Venezia, il Museo di Capodimonte dimostrano che anche in periodi difficili è possibile trovare le risorse per tutelare il nostro patrimonio. Intese con le fondazioni di origine non bancaria o forme calibrate di partnership pubblico-privato potrebbero consentire un allargamento dello spettro delle iniziative finanziabili. Musei, aree archeologiche, archivi, biblioteche devono essere accessibili ai cittadini e ai turisti in modo più agevole e la qualità dell’offerta deve migliorare, anche sperimentando forme di sinergia e collaborazione tra il privato sociale e le istituzioni statali.

Investire nella cultura significa anche lavorare per rafforzare il potenziale del nostro turismo, poiché già oggi cultura, bellezze naturali ed enogastronomia sono i pilastri della nostra attrattività, anche rispetto a Paesi che presentano il maggior potenziale di sviluppo turistico (Russia, Brasile, Cina, India, Golfo). La macchina turistica va però governata meglio: oggi ci sono troppi centri decisionali, poco coordinati e con insufficiente massa critica per affrontare con successo la competizione globale. Per questo è necessario rafforzare il coordinamento centrale e incidere sul sistema ricettivo, fieristico, infrastrutturale, formativo, normativo e fiscale per renderli coerenti con un’offerta turistica che intercetti nuovi bisogni e migliori la qualità complessiva. In questi mesi è stato preparato e sottoposto a consultazione un Piano strategico per il turismo, che non è stato ancora adottato per la chiusura della legislatura. Occorre riprenderlo e lanciare un programma di azioni concrete a breve e a lungo termine.”

DUE PAROLE…

Personalmente ho avuto l’impressione che, più che un programma elettorale, questo documento di 25 pagine fosse nato come una relazione volta a dare un senso di continuità e giustificazione delle scelte già intraprese: si fa fatica a capire tanto cosa è stato fatto che cosa si intende fare in futuro. Il dono della sintesi (e un buon informatico) avrebbe giovato sicuramente al lettore…

Domani vedremo che cosa propone il Movimento 5 Stelle per l’ambiente.