LA ZONA DI PRODUZIONE
La zona di produzione del Carciofo Romanesco è limitata ad alcune aree delle province di Viterbo, Roma e Latina, e comprende i comuni di Montalto di Castro, Canino, Tarquinia, Allumiere, Tolfa, Civitavecchia, Santa Marinella, Campagnano, Cerveteri, Ladispoli, Fiumicino, Roma, Lariano, Sezze, Priverno, Sermoneta, Pontinia, tutti localizzati nel Lazio.

LE CARATTERISTICHE
Il nome Carciofo Romanesco del Lazio è riservato ai carciofi ottenuti dalle varietà “Castellammare” e “Campagnano” e relativi cloni. Il prodotto presenta le seguenti caratteristiche: capolino principale sferico, compatto, con caratteristico foro all’apice, di dimensioni grandi, con foglie esterne (o brattee) di colore verde con sfumature violette, ad apice arrotondato, inciso. Il peduncolo è medio o lungo di grosso spessore; il diametro dei cimaroli (capolino terminale più grosso e precoce) è non inferiore a 10 cm, quello dei capolini è non inferiore a 7 cm.

COME SI DISTINGUE
Il prodotto é commercializzato in confezioni sigillate ricoperte con rete di plastica oppure in mazzi avvolti con una fascia. Per il consumo locale tradizionale è consentita, esclusivamente all’interno della regione Lazio, la vendita dei cimaroli in mazzi da dieci, provvisti di foglie e con gambo anche superiore ai 10 cm di lunghezza oppure in mazzi di numero non definito a forma di pigna e senza foglie. Sulle confezioni è riportata l’indicazione Carciofo Romanesco del Lazio IGP seguita dal logo della denominazione, raffigurante un capolino di carciofo su un campo rosa tendente all’arancio, ed il simbolo comunitario.

DOVE SI ACQUISTA
Il prodotto è reperibile principalmente nel Lazio attraverso la vendita diretta e/o al dettaglio e nel territorio nazionale attraverso la distribuzione organizzata.

Denominazione registrata il 21 novembre 2002.