La ricerca sui problemi di memoria a breve termine sembrano aver fatto qualche passo in avanti. Ci sta lavorando da diverso tempo un team di ricercatori americani, che a Milano ha presentato le novità in merito ai loro studi. La perdita di memoria a breve termine può essere in genere provocata da malattie neurodegenerative (l’esempio più classico è il morbo di Alzheimer) ma anche da traumi e danni cerebrali di vario tipo.

Il gruppo di studiosi americani starebbe lavorando proprio in questa direzione: permettere alla memoria a breve termine di essere più durevole, utilizzando un convertitore automatico, in grado di tradurre la lingua precaria della memoria in qualcosa di più permanente e bypassando quindi la parte di cervello danneggiata che le impedisce di avere vita lunga.

Ted Berger, a capo del progetto americano, spiega che il tutto potrebbe avvenire attraverso l’impiego di un algoritmo, in grado di mimare la trasformazione dei treni di impulsi elettrici che normalmente avviene nell’ippocampo del cervello, in modo che i ricordi vengano poi immagazzinati e acquistino la propria forma duratura nella neocorteccia.

Il sistema dell’algoritmo è stato provato sugli animali e su pazienti epilettici e sembra aver dato ottimi frutti. A questo punto, però, per avere la prova definitiva che il metodo possa funzionare e far migliorare i problemi di memoria a breve termine, bisognerà presto testarlo su pazienti che hanno subito danni all’ippocampo. Se il sistema messo a punto dai ricercatori americano dovesse funzionare anche in questo caso, potrebbe essere davvero un bel passo avanti.