Qualche giorno fa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva invitato i governi di tutto il mondo a seguire l’esempio dell’Australia e a imporre pacchetti di sigarette no-logo per limitarne l’attrattiva soprattutto sui giovani. Ora, un’altra proposta, non meno radicale, giunge dal presidente dell’Agenzia Nazionale per la Prevenzione, Giacomo Mangiaracina, che in una lettera aperta ai suoi colleghi oncologi e al ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha lanciato l’idea di porta il prezzo delle sigarette a 18 euro al pacchetto. Seguendo, tanto per restare in Oceania, l’esempio della Nuova Zelanda, che ha appena adottato una misura simile.

Secondo Mangiaracina, la creazione di un fondo nazionale per la cura dei tumori finanziato dall’incremento di un centesimo di euro sul costo delle sigarette è una misura insufficiente. “È proprio il Fumo (con la F maiuscola) che vi porta tanto, ma proprio tanto, lavoro”, scrive il professore ai colleghi oncologi, ”e voi chiedete al ministro e al governo di mantenere inalterato il parco-fumatori italiano? Create piuttosto alleanze virtuose perché questo olocausto dorato cessi o si riduca”. 

Il mantenimento del parco-fumatori è sempre stato (tacitamente) importante per i governi italiani, dal momento che ogni anno porta nelle casse dello stato circa 13 miliardi di euro, e fa nulla se poi se ne devono spendere altri 8 “per i danni all’economia, al’individuo e alla società causati dalla piaga del tabacco“. Servirebbe piuttosto una misura-choc, come quella adottata dalla Nuova Zelanda, che proprio in questi giorni ha optato per una politica di aumento delle tasse sul tabacco del 10% annuo fino al 2020, quando le sigarette finiranno per costare 30 dollari neozelandesi, ovvero circa 18 euro.

Va detto che anche una misura simile non è totalmente esente da potenziali polemiche, dal momento che a essere colpiti duramente sarebbero soprattutto i fumatori meno abbienti. In Nuova Zelanda, addirittura, alcune componenti della comunità maori l’hanno definita un’iniziativa razzista. Anche in Italia, c’è da scommetterci, la battaglia non finirebbe con l’introduzione della legge.