La così detta placenta previa è una complicanza che si può verificare in gravidanza, a seguito dell’inserimento della placenta nella parte bassa dell’utero, con conseguente copertura parziale o integrale  dell’orifizio uterino interno. Il problema viene solitamente riscontrato nel secondo trimestre e può rappresentare un pericolo per mamma e bambino in quanto la parte interessata è soggetta a dilatazione durante tutto l’ultimo trimestre di gravidanza e, soprattutto, durante il travaglio, mentre il tessuto di cui è fatta la placenta non è elastico e quindi non in grado  di adattarsi alle modificazioni dell’utero. La situazione può dunque sfociare in distacchi improvvisi della placenta, con conseguenti emorragie, anche molto consistenti.

In condizioni normali, la placenta si impianta infatti nella parte superiore della cavità uterina, ma in circa un caso su 200 può insediarsi in modo anomalo nella parte più bassa dell’utero. Sintomi e conseguenze, dipendono tuttavia anche dal tipo di placenta previa, che può distinguersi in laterale, marginale o centrale.

Se la placenta previa è laterale, significa che dista almeno 2,5 cm dal collo dell’utero, non comportando conseguenze particolarmente rischiose.

Se la placenta previa è marginale, significa che va a coprire solo in parte l’orifizio uterino interno. Potrebbero in questo caso verificarsi episodi di sanguinamento man mano che l’utero cresce, con piccoli distacchi nella parte inferiore, ma in genere non si riscontrano serie conseguenze per mamma e feto. In caso di perdite ematiche, è comunque sempre buona norma chiamare il 118 o rivolgersi al proprio ginecologo per un controllo, a seconda dell’entità del flusso di sangue.

Se la placenta previa è centrale, significa invece che copre interamente l’orifizio uterino, generando una condizione ben più rischiosa, poiché si può incorrere in sanguinamenti abbondanti ed improvvisi. In questi casi si raccomanda solitamente di evitare sforzi, stare a riposo e sospendere i rapporti sessuali. Si procederà inoltre fissando un parto cesareo programmato, poiché nelle ultime settimane di gravidanza, quando l’utero comincia la sua attività contrattile, la placenta potrebbe iniziare a staccarsi, provocando emorragie. Il parto naturale in questi casi è sconsigliato anche per la sicurezza del bambino, che andrebbe incontro ad un elevato rischio di sofferenza fetale.

Per quanto la placenta previa possa essere considerata un fatto assolutamente imprevedibile ed inevitabile, esistono alcuni fattori che aumentano le possibilità del suo verificarsi. Tra questi: l’età materna avanzata (sopra i 35 anni), il numero di gravidanze precedenti, un pregresso cesareo, la presenza di fibromi, l’aver sofferto di endometriti; pregressi interventi all’utero; gravidanze gemellari e l’abitudine al fumo. Chi ha già avuto gravidanze con placenta previa, ha inoltre maggiori possibilità di svilupparla nuovamente, con un rischio di recidiva stimato tra il 4 e l’8%.