La placenta è la membrana adibita agli scambi vitali di ossigeno e nutrienti tra la mamma e il bambino. A seconda dalla posizione in cui è avvenuto l’impianto dell’embrione nell’utero, la sua collocazione può risultare anteriore, posteriore, fundica o laterale, ma in generale tende a non interessare la zona limitrofa al canale del parto, ad eccezione della condizione definita “placenta bassa”. Esiste infatti un 20% di probabilità che la placenta si innesti nella parte bassa dell’utero, dando vita ad una situazione potenzialmente pericolosa. La placenta bassa, soprattutto se totalmente occlusiva, impedisce di fatti lo svolgersi del parto naturale, costringendo la futura mamma ad accurati controlli e, nella maggior parte dei casi, a ricorrere ad un taglio cesareo.

 La placenta bassa viene solitamente diagnosticata durante il primo trimestre di gravidanza, nella stragrande maggioranza dei casi durante una delle normali ecografie di controllo. Mano a mano che l’utero diventa più grande, anche la placenta tende tuttavia a spostarsi verso l’alto, così che se l’incidenza di placenta bassa risulta stimabile intorno al 20% durante il I e II trimestre di gravidanza, nel III tale percentuale si riduce fino ad arrivare ad un 1%. Se dopo la 28-30esima settimana di gestazione la placenta risulta ancora bassa, allora si parla di placenta previa.

Le cause di questo errato posizionamento della placenta non sono ancora ben chiare, tuttavia è possibile individuare con certezza alcuni fattori di rischio che ne aumentano l’insorgenza. Tra questi:

  • avanzata età della mamma (a 35 anni è tre volte più frequente che a 25)
  • numero di gravidanze
  • gravidanze multiple
  • precedente taglio cesareo
  • pregressi interventi all’utero (compresi raschiamenti uterini)
  • presenza di fibromi
  • endometriti
  • fumo di sigaretta
  • pregressa placenta previa (rischio di recidiva tra il 4 e l’8%)

Per quanto riguarda parti cesarei, raschiamenti o pregressi interventi all’utero, questi tendono a creare tessuto cicatriziale, riducendo notevolmente lo spazio a disposizione della placenta per innestarsi. Anche in questo caso, l’anomalo posizionamento della placenta tuttavia non comporta alcun pericolo per il feto, che può procedere in maniera del tutto normale nel suo sviluppo. Il pericolo per il bambino è costituito, al contrario, dalla possibilità concreta di dover intervenire d’urgenza con un parto cesareo pretermine nel caso in cui si verifichi un distacco di placenta. La parte bassa dell’utero, ma mano che la mamma si avvicina al termine della gravidanza, inizia infatti a subire leggere contrazioni, che potrebbero causare un distaccamento e emorragie anche molto abbondanti. In questi casi non esiste dunque alternativa al parto pretermine, poiché la salute la madre potrebbe andare incontro a seri rischi. Sanguinamenti ed emorragie sono infatti frequenti in caso di placenta previa e spesso si verificano in maniera improvvisa, quasi sempre senza alcun dolore.