Il piombo è l’elemento n 82 nella tavola periodica; si tratta di un metallo  noto già nell’antichità e relativamente abbondante sulla terra. Per le sue specifiche caratteristiche, il piombo trova molteplici utilizzi, tuttavia già nel ’99 figurava in seconda posizione nella lista delle sostanze pericolose stilata dall’Agency for Toxic Substances and Disease Registry. La nocività di questo metallo è nota da tempo e recentemente la dose considerata critica è stata notevolmente abbassata (da 80µg/dl a 10µg/dl).

Assorbito prevalentemente attraverso la respirazione e la nutrizione, il piombo non viene metabolizzato dall’organismo: se per larga parte viene eliminato attraverso tramite urine e feci, il restante 20% circa va a distribuirsi nei tessuti e in particolare nel sangue; nei tessuti minerali come ossa e denti e  tessuti molli (reni, midollo osseo, fegato e cervello).

L’intossicazione da piombo può essere acuta o cronica, con un’incidenza nettamente maggiore per quanto riguarda la seconda casistica, poiché è oggi molto difficile entrare in contatto con quantità di piombo sufficienti da provocare tossicità acuta.

I sintomi dell’avvelenamento cronico da piombo (detto anche saturnismo) interessano principalmente le funzioni gastrointestinali, neuromuscolari, del sistema nervoso centrale, ematologiche e renali. A livello ematico, il piombo provoca anemia, perché compromette la formazione di emoglobina. Attraverso il sangue, il metallo si distribuisce quindi in tutti gli altri tessuti, specie nelle ossa, ove finisce per costituire una componente stabile. La tossicità del Piombo deriva infatti in larga misura dalla sua capacità di ‘imitare’ il calcio, sostituirsi ad esso in molti processi cellulari fondamentali.

Ad essere maggiormente minacciato da questo metallo risulta tuttavia il sistema nervoso. La neuropatia da piombo colpisce soprattutto nello sviluppo, dando origine a turbe comportamentali e danni cognitivi. Il processo di apprendimento avviene infatti attraverso la formazione e il rimodellamento delle sinapsi, che sembrano essere proprio l’oggetto principale del danno da piombo. La più grave manifestazione dell’avvelenamento da piombo è la sindrome denominata encefalopatia saturnina, assai più comune nei bambini che negli adulti. Questa comporta sintomi quali: movimenti impacciati, vertigini, atassia, cadute, cefalea, insonnia, irrequietezza e irritabilità, seguono delirio con convulsioni ripetute o letargia e coma. La mortalità, in pazienti che sviluppano tale sindrome cerebrale è di circa il 25%.

Sempre per quanto riguarda i bambini, che rappresentano i soggetti a maggior rischio, l’esposizione al piombo può produrre un progressivo deterioramento mentale, con perdita costante di capacità motoria e di linguaggio, manifestazioni di ipercinesia e aggressività, nonché attacchi convulsivi difficilmente controllabili.

E’ importante sottolineare che il piombo può attraversare sia la barriera ematoencefalica che la placenta e quindi particolare attenzione va posta al periodo della gravidanza. Entrato in contatto con il feto, il metallo si va infatti a depositare a livello osseo, a livello del SNC (corteccia, cervelletto) e nel sangue, con possibilità di comprometterne anche gravemente lo sviluppo (difficoltà di apprendimento, riduzione del quoziente intellettivo, deficit cognitivo, anormalità comportamentali ecc.).

L’avvelenamento da piombo può avvenire a causa del consumo di acqua acida e dolce che erode il piombo delle tubature presenti negli edifici costruiti prima degli anni ’30 o di cibi contenuti in recipienti saldati con il piombo (dal 1987 la normativa prevede l’uso di altre sostanze); ma anche dal contatto con vernici a base di piombo, cosmetici, sigarette (a causa dell’insetticida a base di piombo usato per il tabacco), rivestimenti a base di piombo e gas di scarico dei motori (oggi esiste un certo grado di protezione grazie all’introduzione delle marmitte catalitiche; tuttavia la benzina al piombo è ancora in commercio).