Ho una vera passione per la malva (Malva silvestris). Alcuni la chiamano melba, altri varmetta o riondella, ma quel che questa pianticella erbacea ha di inconfondibile è il colore dei suoi fiori, rosa e violetto chiaro, con striature rosse. Dopo essere state essicate, quando vengono utilizzate per infusi e decotti, donano una colorazione bellissima all’acqua (qui sopra vedete l’effetto di un bel blu cobalto in una tisana per infusione, ma se fate bollire i fiori insieme all’acqua avrete un bellissimo color verde smeraldo)… Al di là di questi effetti puramente estetici, la malva ha molte proprietà medicinali e medicamentose, soprattutto emollienti e lenitive, che ne hanno fatta nel tempo il simbolo dell’amore materno.

LA MALVA: I FONDAMENTALI

La malva è una pianta comune nei terreni incolti, nelle siepi e nei prati. Cresce fino a circa 1500 m di altitudine ed è di facilissima coltivazione: si semina in primavera e non richiede particolari cure colturali. Della pianta si utilizzano la radice, le foglie e i fiori. La radice si raccoglie in autunno, le foglie in primavera, i fiori dalla primavera all’autunno. La radice si essica al sole o in forno a calore moderato e si conserva in sacchetti; le foglie, private del picciolo, si essicano in sottili strati all’ombra che si conservano in sacchetti: i fiori, raccolti appena sbocciati, si essicano rapidamente all’ombra e si conservano in barattoli.

UNA PIANTA DALLE PROPRIETA’ EMOLLIENTI

La parola malva deriva dal latino mollire, che significa molle, emolliente; come spesso accade, il nome dato alla pianta ne rivela la virtù più caratterizzante: la malva è in effetti una pianta che ha la capacità di agire sulle mucose, di sottrarre acqua ai tessuti infiammati. Come erba medicamentosa è da tempo immemorabile impiegata per uso esterno nella cura di infiammazioni della cute. Nell’antica Roma era considerata alcuna prelibatezza che non mancava mai nelle mense più raffinate. Orazio dichiarava di nutrirsi esclusivamente di olio di cicoria e malva, Catone la amava molto, Cicerone ne era così ghiotto da farne talvolta indigestione. Anche se la malva era un cibo a buon mercato, le più alte personalità ne apprezzavano il delicato sapore e le proprietà di regolatore intestinale.

IL SIMBOLO DELL’AMORE MATERNO

Il suo successo non viene meno neppure durante il medioevo, quando la malva è una pianta comunemente coltivata negli orti: Carlo Magno ne aveva infatti reso obbligatoria la coltivazione presso i giardini medicinali del suo regno, per assicurarsi che ce ne fosse sempre a disposizione. Con la fine del medioevo l’uso alimentare della pianta andò scomparendo, ma essa rimase ancora importante per le altre sue proprietà. Nel cinquecento il farmacoterapeuta Mattioli ci riferisce come le radici di malva venissero seccate, macerate, e poi messe a cuocere a sotto la cenere avvolte in un foglio di carta. Il risultato ottenuto era “un eccellente dentifricio che riesce a eliminare il tartaro dentario”. Le foglie venivano usate per decotti che erano utilizzati in una grande varietà di infiammazioni e dolori. E’ probabilmente in quest’epoca che nacque la tradizione popolare che identifica la malva come simbolo dell’amore materno, proprio per il suo aiuto sempre sollecito ed efficace. La malva è famosa anche per i suoi fiori: i pitagorici ne erano particolarmente affascinati, e li consideravano come fiori simbolici, quasi sacri, poiché si orientano sempre verso il sole. Il loro colore è tanto particolare d’aver dato origine all’aggettivo che designano delicate e particolari sfumature di rosa vicino al viola: il color malva, appunto.