Il pesce è un alimento ricco di proteine, sali minerali come calcio, fosforo e iodio, ed acidi grassi omega 3, importanti per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e potenti antiossidanti. Introdurre il consumo di pesce nell’alimentazione è dunque una scelta consigliata da numerosi nutrizionisti. Con l’aumentare dell’inquinamento dei mari, il pesce è stato tuttavia negli ultimi anni al centro di un importante dibattito, poiché nonostante le innegabili proprietà benefiche, si sta trasformando in una vera e propria minaccia per la salute dell’uomo.

La concentrazione di mercurio negli alimenti ittici ha di fatto raggiunto livelli preoccupanti e il pesce costituisce oggi la maggior fonte di esposizione a questo pericoloso metallo (circa il 70-90% del mercurio totale con cui veniamo in contatto è veicolato dal pesce). Il dibattito sul mercurio si accese negli anni ’50, quando nell’area della baia  di Minamata, in Giappone, una buona fetta della popolazione si ammalò gravemente a causa dell’ingestione prolungata del pesce contaminato da una fabbrica che scaricava mercurio nelle vicinanze della baia. Il mercurio rilasciato nelle acque viene infatti a contatto con il plancton e da questo risale via via la catena alimentare, diventando sempre più concentrato, fino ad arrivare, nei pesci che sono al vertice della catena alimentare, ad una concentrazione fino a 3000 volte maggiore rispetto a quella dell’acqua in cui essi vivono.

L’ingestione prolungata di pesce contaminato da mercurio provoca quindi nell’uomo quello che viene definito “bioaccumulo”, potenziale causa di importanti problemi neurologici (scopri qui i danni causati dal mercurio). Le contaminazioni ambientali ed in particolare da mercurio, fanno quindi dei pesci di grossa taglia un alimento da consumarsi con moderazione. Il livello di tossicità del pesce è infatti direttamente proporzionale a quello dell’ambiente in cui è vissuto e alla sua dimensione, di conseguenza i predatori di grossa taglia pescati in aree poco soggette a controlli costituiscono i principali alimenti ad alta concentrazione di mercurio.

Tra i pesci che possono costituire un pericolo per la salute troviamo quindi:

  • Pesce spada: prodotto ittico con la più alta concentrazione di mercurio. Consigliabile quindi consumarne le carni solo saltuariamente e prediligere gli esemplari provenienti da mari in cui non sono presenti determinati batteri.
  • Tonno: secondo solo allo spada per concentrazione di mercurio, in special modo la varietà pinna blu
  • Salmone: nonostante la bassa concentrazione di mercurio, meglio evitare i salmoni provenienti dal Pacifico a causa degli alti livelli di isotopi radioattivi
  • Sogliola e platesse: soggette ad altissimo rischio di contaminazione
  • Sgombro: pesce ad alta concentrazione di mercurio
  • Seguono palombo, verdesca, anguilla, luccio e pesce gatto proviene dal Vietnam (dove è molto diffuso l’uso di antibiotici proibiti in Occidente).

Sebbene comporti anche dei rischi per la salute, eliminare completamente il pesce dalla dieta sarebbe comunque un grave errore. Decisamente più consigliabile è imparare a scegliere ed acquistare pesce sicuro, da consumare seguendo alcune semplici accortezze.

Per prima cosa è importante orientarsi su pesci di piccola taglia e possibilmente non carnivori (poiché i grandi predatori risultano gli esemplari maggiormente contaminati). E’ consigliabile infatti consumare non più di una porzione settimanale di pesci predatori (tonno, marlin, palombo, verdesca, luccio, …) da intervallare invece con pesce più sicuro (sardine, orate, branzini, trote, …). Una nota particolare deve qui essere dedicata al tonno in scatola, considerato abbastanza sicuro poiché prodotto con le carni di esemplari giovani e di piccola taglia. Ricordiamoci quindi di controllare sempre la provenienza del pesce: quelli di allevamento sono in genere considerati più sicuri, mentre è meglio evitare prodotti provenienti dai mari dei paesi in via di sviluppo, dove gli scarsi controlli aumentano il rischio di contaminazione. In particolare, a prestare attenzione al consumo di pesce potenzialmente esposto a contaminazione devono essere le donne in gravidanza e allattamento, poiché il metilmercurio rappresenta una seria minaccia allo sviluppo del feto e dei lattanti.