Arriva la rete da pesca eco-friendly, ad inventarla uno studente di ingegneria spagnolo, Alejandro Plasencia. Si tratterebbe di una nuova tipologia di rete, fatta interamente con materiale biodegradabile e dotata di sensori di tracciamento. Un nuovo dispositivo in grado di far fronte all’enorme problema costituito dall’abbandono delle cosiddette “reti fantasma” che minacciano l’intero ecosistema marino.

Si stima infatti che le attrezzature marine abbandonate, perse o dismesse negli oceani ammontino a circa 640.000 tonnellate, costituendo il 10% di tutti i rifiuti presenti in mare. Esse costituiscono un grave pericolo per pesci, tartarughe, uccelli e mammiferi marini, che rimangono vittima del fenomeno conosciuto come “pesca fantasma“. Come spiega inoltre l’ideatore del progetto “oltre a catturare accidentalmente mammiferi marini tra cui cetacei e delfini, le reti decomponendosi in milioni di piccoli pezzi di plastica vengono scambiate per cibo ed ingoiate da moltissimi organismi marini lungo l’intera catena alimentare”, ma contribuiscono anche in maniera determinante all’alterazione degli ecosistemi dei fondali, oltre a costituire rischi per la navigazione in termini di possibili incidenti in mare e danni alle imbarcazioni.

Questa nuova speciale rete da pesca, chiamata Remora, potrebbe metter dunque fine a tutta una serie di gravi problematiche. Obiettivo della tecnologia – che è stata premiata anche al concorso James Dyson Award – è infatti quello di dare un taglio a questo processo deleterio: grazie all’aggiunta di un additivo in fase di creazione, la rete è indotta ad “auto distruggersi” dopo quattro anni in modo “ecocompatibile”. Inoltre, grazie ad una speciale applicazioni per smartphone ed incorporando alla rete un sistema di monitoraggio a radio frequenza (chiamato RFID), i pescatori possono mantenere un rapporto diretto con la propria equipaggiatura da pesca permettendo anche di recuperare la rete in caso di perdita.

photo by Pixabay