Non è raro che durante la gravidanza si verifichino perdite più o meno abbondanti. Questo è dovuto al fatto che il cambiamento ormonale modifica le secrezioni vaginali. Assolutamente fisiologiche sono quindi da considerarsi perdite trasparenti, acquose, o appena filamentose, e inodore, che spesso accompagnano la donna per tutti i 9 mesi. Nel primo trimestre possono inoltre verificarsi piccole perdite di colore bruno-rossastro, che nonostante implichino un sanguinamento, non devono destare eccessiva preoccupazione, poiché solitamente non comportano alcuna conseguenza per il feto. Se le perdite ematiche si verificano invece nel secondo e terzo trimestre, allora possono essere il segnale di possibili complicazioni, specie se abbondanti, di colore rosso vivo e accompagnate da dolore pelvico.

Sebbene ogni gravidanza sia differente, in linea di massima è possibile affermare che se le piccole perdite del primo trimestre non risultano pericolose, dal secondo trimestre in poi è bene contattare il ginecologo ogni qualvolta queste dovessero presentarsi.

Di seguito riportiamo le principali cause di sanguinamento e come comportarsi di volta in volta.

Primo trimestre

Inizio della gravidanza: in alcuni casi, la gravidanza inizia con una piccola perdita di sangue, di colore rosso scuro o marrone, che si presenta a pochi giorni dal rapporto sessuale. Questa può durare da un paio d’ore fino a due giorni, tanto da essere scambiata per una mestruazione breve, poco abbondante e anticipata. Il sanguinamento è in realtà causato dall’impianto dell’embrione nella parete uterina e non deve destare alcuna preoccupazione.

Falso ciclo mestruale: molte future mamme, specie nei primi mesi, continuano ad essere soggette a maflse mestruazioni, che si presentano talvolta in modo ritmico, in concomitanza con i giorni in cui avrebbe dovuto presentarsi il ciclo. Anche in questo caso non sussistono complicazioni per mamma e bambino.

Distacco del trofoblasto: perdite abbondanti, di colore rosso vivo e prolungate nei giorni possono invece essere il segnale di un distacco del trofoblasto (tessuto cellulare che garantisce nutrimento all’embrione e darà origine alla placenta). Si tratta di un problema abbastanza comune, che in genere si risolve stando a riposo, tuttavia di fronte a questo tipo di perdite è fondamentale avvisare il ginecologo e recarsi tempestivamente in pronto soccorso, così da accertare la natura del sanguinamento.

Aborto spontaneo: perdite analoghe a quelle appena descritte possono poi essere sintomo di un aborto spontaneo. Purtroppo in questo caso la corsa al pronto soccorso nella maggior parte dei casi si rivela inutile e si andrà incontro ad un’interruzione di gravidanza.

Gravidanza extrauterina: si tratta di un’eventualità che si verifica in un caso su 60 ed è spesso annunciata da dolori addominali e perdite di sangue più o meno copiose. Se il sanguinamento è accompagnato da dolore è sempre bene rivolgersi al ginecologo.

Secondo e terzo trimestre

Dal secondo trimestre, qualsiasi perdita di sangue va segnalata al proprio ginecologo. Non devono tuttavia destare eccessiva preoccupazione perdite di colore marrone o rosso scuro, specie se poco abbondanti e non accompagnate da altri sintomi. Se il sanguinamento è copioso, continuato, di colore rosso vivo e associato a dolori al basso ventre, contrazioni e/o fitte addominali, allora è assolutamente indispensabile avvisare il proprio ginecologo e recarsi tempestivamente in pronto soccorso. Le più frequenti cause di sanguinamento sono:

Placenta previa: all’inizio del secondo trimestre, perdite ematiche possono essere il segnale di placenta previa (anomalia che interessa circa una donna su 200). Il problema non è grave, ma va diagnosticato precocemente per evitare successive complicazioni.

Distacco di placenta: si tratta della più rischiosa causa di sanguinamento e comporta perdite abbondanti e  di colore rosso vivo, spesso precedute o accompagnate da forti dolori addominali. In questo caso bisogna precipitarsi al più vicino pronto soccorso e ricevere cure immediate.

Parto prematuro: le perdite possono infine indicare l’avvicinarsi del momento del parto, specie se costituite da piccole quantità di muco e sangue. Se si verificano prima della 37° settimana di gravidanza, possono essere segnali di parto prematuro, specie se accompagnate da pressione pelvica o sulla parte inferiore dell’addome, mal di schiena, crampi allo stomaco, contrazioni regolari o compressione dell’utero. Anche in questo caso, contattare immediatamente il ginecologo risulta la scelta migliore.