Papa Francesco ha acceso gli entusiasmi dei fedeli cattolici di tutto il mondo. Il suo richiamo alla povertà e ai valori del cristianesimo gesuita, con una forte connotazione francescana (come suggerisce il nome che ha adottato da Papa) lo rendono già un pontefice amato, tanto più che con dei piccoli gesti simbolici si è già dimostrato un grande comunicatore vicino alla gente. Eppure c’è una contraddizione di fondo: Francesco (il santo) era l’amico degli animali, colui che anzi con gli animali ci parlava. Non ci è dato sapere se li mangiasse (specialmente a Pasqua), ma l’errore sembra essere a monte.

Ve lo voglio spiegare con “La Coperta Corta dell’Antropocentrismo”, alcune parole di Paolo de Benedetti (1927):

L’antropocentrismo, che nel cristianesimo è forse maggiore che in altre religioni (per esempio quelle primitive e orientali), non soltanto ha impedito quasi sempre una lettura biblica attenta ai segnali di rispetto e di solidarietà verso gli animali, ma ha incoraggiato quel pregiudizio, purtroppo frequentissimo, secondo cui preoccuparsi degli animali significherebbe trascurare gli uomini: come se l’amore verso le creature fosse una coperta troppo corta per coprirle tutte.

Non è questo un sentimento biblico: l’animale è buono: lo dichiara il racconto della creazione alla fine del quinto giorno (creazione degli animali acquatici e degli uccelli) e di nuovo nel sesto (creazione degli animali terrestri) prima che Dio faccia l’uomo (del quale invece, come osserva un maestro chassidico, non è detto espressamente: “E Dio vide che era buono”).

Günther Anders (1902-1992), si spinge anche in modo più chiaro nella sua posizione netta dell’antropocentrismo:

Il raffronto tra “uomo e animale” mi sembra inaccettabile anche in termini di filosofia della natura: l’idea di opporre una specie singola “uomo” come controparte equipollente alle miriadi di specie e generi animali infinitamente diversi tra loro, e trattare queste miriadi come se formassero un unico e solo blocco tipico di esistenza animale non è altro che megalomania antropocentrica.

IL VEGETARIANESIMO: UNA FILOSOFIA DAVVERO PACIFISTA

Sono convinto che gli uomini arriveranno veramente a non uccidersi tra di loro, quando arriveranno a non uccidere più gli animali.

Il vegetarianesimo contribuisce alla trasformazione dell’uomo perché fonda in esso una solidarietà  con tanti esseri che egli prima teneva per cose e sviluppa un senso corale della vita e non egocentrico.

Aldo Capitini (1899-1968)