In caso di placenta previa, gravidanze gemellari, infezioni materne che possono essere trasmesse al feto o se il peso stimato di quest’ultimo dovesse superare i 4,5 kg, l’opzione ritenuta più sicura per mamma e bambino è un parto cesareo programmato.

Giunti solitamente verso l’ottavo mese di gravidanza, si procede quindi con il prericovero, durante il quale la madre viene sottoposta ad esami del sangue, elettrocardiogramma, visita anestesiologica e ostetrica. Il giorno prestabilito (in genere circa un mese dopo), ci si dovrà recare in ospedale digiune dalla mezzanotte precedente. Verrà effettuato un tracciato cardiotocografico e sarà richiesto alla madre di indossare il camice operatorio. Giunti in sala operatoria, viene inserita nel braccio una piccola cannula venosa, attraverso cui è possibile iniettare farmaci e liquidi. Successivamente si procede con l’anestesia spinale o epidurale, eseguita attraverso una iniezione nella zona lombare (l’anestesia generale viene praticata in caso di emergenza). Durante la fase preparatoria viene infine solitamente somministrato un antibiotico a largo spettro.

Una volta pronti, si disinfetta l’addome e si procede al taglio chirurgico, che verrà eseguito (in genere  orizzontalmente) un paio di centimetri sopra il pube e per una lunghezza di 9-10 cm. Dopo la pelle, si incidono in sequenza il sottocute, la fascia muscolare (i muscoli veri e propri vengono invece semplicemente separati), il peritoneo, e infine l’utero. Con la rottura del sacco amniotico si giunge finalmente al bambino, che viene estratto di testa, se la presentazione è cefalica, oppure prendendolo per i piedini o le natiche se si presenta in posizione podalica.

Il piccolo viene quindi mostrato alla madre, mentre l’ostetrica taglia il cordone ombelicale. Segue la fase di espulsione della placenta, durante la quale i medici ‘ripuliscono’ accuratamente l’interno dell’utero. Infine viene ricucita la ferita, dall’utero, risalendo fino alla cute. Per i tessuti interni verrà utilizzato un filo riassorbibile, mentre per quanto riguarda la ferita esterna, i punti andranno tolti 4/5 giorni dopo l’intervento. L’intera procedura dura di norma circa 30-45 minuti.

I vantaggi del parto cesareo

Sebbene, nei paesi industrializzati, la sua frequenza sia andata via via aumentando negli ultimi anni, il parto cesareo in realtà non comporta alcun tipo di vantaggio per madre e bambino, se non quello di costituire un’operazione salvavita in caso di complicazioni. Si tratta infatti, a tutti gli effetti, di un intervento chirurgico, con tutti i rischi che ne conseguono. Nonostante eviti alla donna il dolore del travaglio e il rischio di lacerazioni vaginali, solo ed esclusivamente in caso di appropriata indicazione medica il parto cesareo è infatti in grado di garantire benefici superiori ai potenziali rischi. Grazie ai progressi della medicina, oggi la mortalità conseguente a tale pratica è scesa allo 0,01%, ma non bisogna dimenticare che il rischio materno nel taglio cesareo è di circa 5 volte superiore a quello del parto spontaneo.

Gli svantaggi del parto cesareo

Per quanto riguarda invece gli svantaggi, la lista è piuttosto lunga. Innanzitutto, nella maggior parte degli ospedali italiani, il papà è costretto ad attendere fuori dalla sala operatoria, vedendosi così negata la possibilità di assistere alla nascita del piccolo. In relazione alla donna, c’è poi da dire che i tempi di ripresa e il dolore post operatorio sono nettamente superiori a quelli derivanti dal parto naturale. Dopo il cesareo è infatti necessario attendere 24 ore prima di potersi alzare, mentre molte donne escono dalla sala parto sulle proprie gambe. Ciò comporta che dopo l’intervento, la madre possa necessitare di un aiuto esterno nella cura del bebé, poiché impossibilitata a qualunque tipo di sforzo, cosa che invece non succede con il parto naturale. Sebbene rare, durante e dopo l’intervento possono inoltre insorgere complicazioni, quali sanguinamento, con conseguente anemia e ricorso ad ulteriori terapie; infezione delle ferita o della cavità uterina; lesioni alla vescica o all’intestino; difficoltà nella ripresa della funzione intestinale; problemi di cicatrizzazione; ecc.