Quello che viene comunemente definito Morbo di Parkinson è una malattia degenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale e i cui sintomi sono il risultato della morte, per cause ancora sconosciute, delle cellule che sintetizzano e rilasciano la dopamina. I sintomi più evidenti sono legati in primo luogo al movimento: tremori, rigidità, lentezza nei movimenti e difficoltà a camminare.

A tal proposito, è nato un progetto ambizioso, messo in campo dal CSC Casa della Danza di Bassano del Grappa che, insieme  all’Azienda Sanitaria bassanese, al CPV di Vicenza con il sostegno della Regione Veneto/ Fondo Sociale Europeo, promuove un percorso di formazione per danzatori. L’obiettivo è quello di prepararli a gestire laboratori e lezioni di danza rivolti ai malati di Parkinson.

L’olandese Mark Vlemmix e l’inglese Andrew Greenwood portano in Italia l’esperienza maturata dal progetto olandese DANCE FOR HEALTH & PARKINSON, che negli ultimi anni ha sviluppato incoraggianti studi in materia e introdotto esperienze innovative che hanno identificato benefici e miglioramenti nella malattia del Parkinson, collegati alla pratica artistica della danza contemporanea. Tutto il progetto è realizzato insieme a Eirini Kreza, e l’artista visivo Rosan Chimnoe. 13 pazienti affetti dal morbo di Parkinson, alcuni membri del reparto di Neurologia dell’Azienda sanitaria bassanese diretto dal dottor Alessandro Burlina, danzatori professionisti e insegnanti di danza hanno sperimentato con successo l’approccio e la metodologia sviluppata dal centro olandese.

L’approccio metodologico prevede la formulazione di percorsi di attività in cui danzatori e malati, medici e personale specializzato, investigano l’impatto che la pratica regolare della danza può avere sul sistema neurologico, sulle prestazioni fisiche e sullo sviluppo della malattia.
L’ambito della ricerca è poco noto in Italia, ma ben esplorato in Olanda e altri paesi, dove metodologie innovative stanno dando risultati sorprendenti, frutto di un dialogo tra qualificate personalità delle arti performative e illustri ricercatori noti in ambito neurologico e scientifico a livello internazionale.

Lo scopo non è quello di ricreare una forma di danzaterapia: il fine ultimo del progetto è quello di stimolare l’attività mentale e fisica, con la conseguente interazione delle due, attraverso un vero e proprio approccio artistico che, stimolando attivamente le persone, consenta di sviluppare la creatività.