Combattere il morbo di Parkinson sin dai primi sintomi grazie alle nuove vie diagnostico-terapeutiche e di gestione della malattia: di questo si è parlato al Primo Congresso Nazionale “Accademia Limpe-Dismov per lo Studio della Malattia di Parkinson e dei Disordini del Movimento” tenutosi a Torino.

Novità che andranno a rivoluzionare le tradizionali terapie e che spaziano dalla farmacologia alla neuromodulazione fino alla riabilitazione alternativa: a partire dal nuovo farmaco glutammatergico, già in commercio in Germania, mentre in Italia arriverà solo il prossimo gennaio. Questo sembra essere in grado di risolvere il problema che riguardano le complicanze motorie legate all’uso prolungato – e dosi sempre maggiori – della levodopa, farmaco di riferimento fino ad oggi. Il nuovo principio attivo, Safinamide, dovrebbe agire contemporaneamente sui recettori della dopamina e, per la prima volta, anche su quelli del glutammato: una doppia azione che permetterà non solo di controllare sia sintomi che complicanze motorie a breve termine, ma anche di mantenere i benefici per un periodo più prolungato.

Ultimo ma non meno importante un gel intestinale (chiamato LCIG, levodopa carbidopa intestinal gel), definito efficace sia sulle funzioni motorie sia sul sonno dei pazienti affetti da Parkinson e che stanno affrontando una fase avanzata della malattia.

Il morbo di Parkinson, ricorda il presidente dell’Accademia – che è stata istituita lo scorso anno scorso unendo due società scientifiche che si occupavano di Parkinson e Disordini del Movimento – e professore di Neurologia presso l’Università La Sapienza di Roma Alfredo Berardelli, è una malattia in costante aumento insieme ai disturbi del movimento, “soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione”.

Dati preoccupanti soprattutto perché sono circa 240mila le persone colpite dal Morbo di Parkinson e tra questi non ci sono solo anziani, ma anche individui più giovani: un paziente su 4, infatti, ha meno di 50 anni e 1 su 10 meno di 40. Come se non bastasse nei giovani la malattia avrebbe decorso più veloce e aggressività maggiore.

A oggi” continua Berardelli “non è disponibile una cura definitiva per queste patologie, ma la ricerca scientifica in campo neurologico sta facendo registrare enormi progressi grazie ai quali è possibile restituire ai pazienti quell’autonomia sociale che garantisce loro una buona qualità di vita“. Per questo motivo, per sostenere maggiormente la ricerca scientifica, dalla stessa Accademia è nata anche la Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus, presieduta dal professor Giovanni Abbruzzese dell’Università di Genova.