L’invecchiamento è uno degli fenomeni più significativi del XXI secolo, con conseguenze importanti e di ampia portata per tutti i settori della società. In tutto il mondo, ogni secondo che passa, ci sono due persone che festeggiano il loro sessantesimo compleanno.

Secondo un indice creato da HelpAge International, associazione che aiuta gli anziani nella difesa dei propri diritti, nella lotta contro le discriminazioni e nel superamento della povertà perché possano vivere una vita degna, sicura, attiva e sana, questi sarebbero gli elementi chiave che contribuiscono a farci invecchiare bene.

Il Global AgeWatch Index, così è stato nominato il prodotto della ricerca condotta da HelpAge International, in collaborazione con l’UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione), è la prima misura quantitativa del benessere degli anziani in 91 Paesi. I parametri considerati per costruire l’indice sono quattro: la sicurezza economica, il benessere e la salute, l’impiego e il livello di educazione e l’ambiente.

Votando per ciascuno dei vari parametri prima elencati, gli esperti sono riusciti a creare una classifica: Svezia e Norvegia sono i luoghi migliori per invecchiare seguiti da Germania, Olanda, Canada. Gli Stati Uniti sono ottavi e nella top 10 ci sono solo Paesi europei o del Nord America, tranne la Nuova Zelanda al settimo posto e il Giappone al decimo. I luoghi peggiori dove vivere, invece, sono risultati essere l’Afghanistan, il Pakistan, la Tanzania e la Giordania. L’Italia, nella classifica mondiale, risulta ventisettesima.

Silvia Stefanoni, di HelpAge International, afferma che «il mondo sta rapidamente invecchiando e già oggi il numero di over 60 supera quello dei bambini con meno di cinque anni; nel 2050 sarà maggiore degli under 15. Escludere l’invecchiamento dall’agenda politica dei Paesi è uno dei più grossi errori che si possano commettere oggi, con le prospettive che abbiamo di fronte. L’Indice AgeWatch serve proprio a capire dove si è fatto qualcosa di positivo, per prenderlo a modello altrove, e a individuare le aree “critiche” dove intervenire in ciascun Paese”. Non è insomma solo un “metro” per sapere dove si invecchia meglio, ma anche uno strumento per poter intervenire quando serve nella maniera più corretta possibile.

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