Nel Rinascimento, a seguito delle grandi scoperte geografiche e dell’esplorazione dei mari e delle terre del sud, fu estesa anche la conoscenza delle stelle visibili dall’emisfero meridionale; quest’area di cielo era in un certo senso “vergine” per la società europea, così diversi studiosi si spinsero nelle regioni australi per studiare le nuove stelle e raggrupparle in costellazioni di nuova invenzione.

LA CLASSIFICAZIONE DELLE COSTELLAZIONI

Ci fu così un fiorire di atlanti celesti, ricchi di illustrazioni, che più che a testi scientifici somigliano di più a delle opere d’arte, che oltre alle costellazioni classiche dell’antichità raffiguravano, anche nei cieli boreali, costellazioni originali; molte di queste raffiguravano oggetti di recente invenzione, come l’Orologio a muro, l’Orologio a pendolo, il Sestante e l’Ottante, il Telescopio e il Microscopio, il Pallone aerostatico e così via, gran parte delle quali posizionate nell’emisfero australe. Molte di queste sono state in seguito abbandonate ed assorbite da altre costellazioni, altre hanno semplicemente cambiato nome, altre ancora sono sopravvissute ai nostri giorni, sebbene poco note e anche poco luminose. Tra i più grandi studiosi e inventori di nuove costellazioni vi fu Nicolas Louis de Lacaille, il quale, durante il suo soggiorno in Sudafrica del 1751 -1752, i nventò 14 nuove costellazioni e smembrò la vastissima Nave Argo in tre parti minori, oggi note come Poppa, Vele e Carena.

LA CLASSIFICAZIONE DELLE STELLE

Oltre alle costellazioni, anche le stelle furono oggetto di classificazione; il sistema tutt’ora utilizzato per catalogare le stelle di una costellazione in base alla loro luminosità è quello adottato da Johann Bayer, il quale inventò una classificazione secondo l ‘alfabeto greco: la stella più brillante di una costellazione aveva la lettera α (alfa), la seconda la β (beta) e così via. Questo sistema ha spesso degli errori, perché in alcune costellazioni la stella più luminosa non è la stella α, ma la β o altre. Una volta esaurite le lettere greche, veniva utilizzato l’alfabeto latino, dapprima in lettere minuscole, poi in maiuscole. Un altro sistema, utilizzato però solo nelle costellazioni boreali e in poche australi, è quello della numerazione di Flamsteed, che considera le stelle per costellazione in base alle loro coordinate di ascensione retta crescente, ossia da ovest ad est.

LE 88 COSTELLAZIONI

Nel 1930 l’Unione Astronomica Internazionale, per porre rimedio alla confusione creatasi riguardo al numero delle costellazioni e al loro nome, si riunì per stabilire quali costellazioni adottare come permanenti e quali ” confini” dovessero avere; molte piccole costellazioni australi vennero così accorpate ad altre, e si stabilì il numero definitivo di 88 costellazioni.