Novità negli ospedali: almeno tremila medici potrebbero essere assunti e i precari “assorbiti” per far fronte alle nuove norme europee sui riposi e sull’orario di lavoro di medici e infermieri previsto da un emendamento ancora in corso di definizione da parte del Governo, e che a sua volta verrà presentato alla Camera e che dovrebbe entrare in vigore dal 25 novembre.

Da domani, infatti, l’Italia dovrà rispettare la nuova normativa UE che prevede l’entrata in vigore di due regole: la prima riguarda la durata media dell’orario di lavoro, la quale non potrà superare in ogni caso – per ogni periodo di 7 giorni – le 48 ore lavorative, comprese quelle di straordinario. La seconda regola, invece, darà diritto a 11 ore di risposo consecutivo ogni 24 ore. Ma per fare fronte a tutto ciò, come evidenziato dalla Fp-Cgil Medici, al servizio sanitario servirebbero almeno cinquemila medici.

Secondo alcuni dati rivelati di recente da Fp-Cgil Medici, su 108.115 medici totali del servizio nazionale (di cui il 59,28% sono uomini e 40,72% donne), i precari sarebbero circa 7.399 (di cui 40,4% uomini e 59,6% donne).

La nuova normativa entrerà in vigore non senza alcune sanzioni – anche salate – per i responsabili dei turni: queste, decise dalle Direzioni territoriali del lavoro, vedranno applicare una sanzione pecuniaria da 200 a 10.000 euro in caso di violazione delle 48 ore medie settimanali, mentre dai 100 ai 3.000 euro nel caso in cui vengano violate le 11 ore di riposo.

Secondo quanto dichiarato dal segretario dei sindacati dei medici Anaao, Costantino Troise, i punti proposti sono utili e importanti, ma tuttavia, i problemi resterebbero: secondo lo stesso, infatti, “per fronteggiare gli effetti della direttiva Ue sugli orari di lavoro non basta stabilizzare alcune migliaia di precari, perché molti di questi già lavorano quanto e più degli assunti a tempo indeterminato. Altra cosa è stabilizzare i precari che lavorano a ore, a cottimo, in un vero e proprio caporalato, dove le notti vengono pagate anche 4 euro. Hanno 40, 50 anni, e hanno contratti anche di 3 o 4 mesi. L’importante sarebbe assumere forze fresche, fare un bando, ma c’è il problema dei tempi: ci vorrebbe un anno”.

Ospedali: cosa fanno le Regioni?

Le Regioni, come spiegato dal segretario nazionali della Fp-Cgil medici Massimo Cozza, si starebbero muovendo in ordine un po’ “sparso”: alcune strutture avrebbero infatti già emanato delle circolari in merito.

In mancanza di una proroga dei termini le Regioni stanno tentando di affrontare questa situazione complessa cercando di attuare diverse situazioni: di fronte alle Istituzioni nazionali che “tacciono” la Regione Veneto nel frattempo ha emanato una circolare che si fa carico di affrontare la questione riorganizzativa e di favorire in qualche modo le assunzioni necessarie per garantire i servizi delle strutture ospedaliere. La Regione Lombardia, invece, annuncia Aaroi ”si fa strada poi una bozza di Delibera” la quale seguirebbe ”il principio della priorità di assunzioni nei Servizi coinvolti nella Emergenza-Urgenza”.

Secondo Cozza in realtà ‘‘l’unica vera soluzione starebbe nella Legge di Stabilità, che dovrebbe prevedere adeguate assunzioni”, ma per il momento come denuncia il presidente Aaroi Alessandro Vergallo, ”assistiamo al contrario ad una ripresa del ‘caporalato’, come dimostrano ad esempio una delibera dell’Azienda ospedaliera Rummo di Benevento, che intende assumere Anestesisti Rianimatori co.co.co a 17,56 € lordi/ora, e una delibera dell’ASL di Caserta che prevede la fornitura di medici di 118 ‘volontari’ da parte di una Onlus, alla quale andrebbero 19,00 € netti/ora a titolo di ‘rimborso spese’”.