L’orticaria è una delle patologie dermatologiche più diffuse e, se bene sia un problema spesso sottovalutato, avrebbe maggiore incidenza fra le donne, colpendone circa il 71%: questo quanto emerso durante la seconda Giornata Mondiale dell’Orticaria – promossa in Italia da FederAsma, Allergie Onlis e Novartis, svelando che il profilo tipo affetto dal disturbo sarebbe una donna media, in media di 47 anni, che vive al Nord e che ha a che fare con il problema “cronico” ormai da 7 anni.

I dati sono emersi dall’indagine “Convivere con l’orticaria cronica” –  realizzata dalla fondazione ISTUD – la quale ha preso in considerazione 190 individui svelando che il 45% di coloro che soffrono di orticaria cronica vive al Nord, il 28% al centro e il 24% al Sud: a soffrirne tuttavia nel 71% dei caso sono le donne e il 95% di queste avrebbe a che fare con una tipologia di orticaria cronica spontanea (CSU).

Questa, ha spiegato l’esperto di dermatologia dell’Università degli Studi di Milano e dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, Paolo Pigatto, “È una forma di orticaria imprevedibile e debilitante caratterizzata da prurito cronico e pomfi. Presenta una insorgenza spontanea ed una durata di oltre sei settimane. Può essere associata a gonfiore degli strati più profondi della pelle: in questo caso si parla di angioedema. Nella maggior parte dei casi la Csu ha una durata da 1 a 5 anni, ma può anche protrarsi per decenni. Le donne hanno il doppio di probabilità, rispetto agli uomini, di sviluppare la malattia. I sintomi sono imprevedibili e la ricerca delle cause sottostanti la Csu indica il ruolo del sistema immunitario, con possibili fattori aggravanti quali stress, stanchezza e presenza di infezioni”.

Dai risultati dell’indagine è emerso anche che l’83% degli individui con orticaria cronica reputa il proprio percorso di cura insoddisfacente, il 75% prima di trovare la soluzione ha consultato almeno 3 medici, mentre il 10% addirittura più di 10 esperti.

Addirittura nel 76% dei casi il rapporto con il medico è stato percepito negativamente da chi soffre della patologia: chi non trova una soluzione, tuttavia, dovrà convivere non solo con la stessa, ma anche con stati d’animo avversi come stress, rabbia, fatica, solitudine e vergogna. Solo il 17% dei casi riuscirebbe a trovare sostegno nel proprio nucleo familiare.

Orticaria: sintomi e trattamenti

Per cercare di riconoscere il problema è fondamentale ovviamente capire quali sono i suoi sintomi: come evidenziato dal Presidente di FederAsma e Allergie Onlus, Massimo Alfieri “Il prurito è il sintomo principale dell’orticaria, ma chi soffre di questa patologia può manifestare anche disturbi del sonno, stanchezza, perdita di energia e rischia spesso di chiudersi in se stesso. L’orticaria può avere un effetto molto pesante sulla vita dei pazienti. Il nostro consiglio è quello di ottenere una diagnosi tempestiva, rivolgendosi allo specialista giusto: l’allergologo o il dermatologo sono le figure più adatte per identificare la malattia, valutarne l’entità e avviare la terapia più adeguata nel più breve tempo possibile”.

Riconoscere un caso di orticaria può risultare alquanto semplice, tuttavia non è lo stesso per quanto riguarda il problema che l’ha provocata: per questo motivo è sempre consigliato consultare il parere di una figura professionista iniziando a consultare, come consigliato da Alfieri, il sito ufficiale di FederAsma e allergie, dove è possibile trovare delucidazioni riguardo la gestione della patologia.

Il professore associato di Allergologia e Immunologia clinica all’Università di Salerno e past president della società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia clinica (Siaaic), Massimo Triggiani ha svelato l’esistenza di un nuovo trattamento disponibile per i pazienti che soffrono di orticaria: “Si tratta di omalizumab, una terapia mirata, che legandosi alle immunoglobuline E (IgE) è in grado di ridurre le reazioni cutanee indotte da istamina e di migliorare in modo significativo prurito, pomfi e qualità della vita nei pazienti affetti da orticaria cronica spontanea.” È disponibile, inoltre, un’applicazione di Novartis dedicata alla patologia la quale, spiega Triggiani, “registra l’intensità del prurito ed il numero di pomfi, la presenza di angioedema e l’impatto della Csu sulla qualità di vita. L’applicazione consente anche di scattare foto, inserire note e impostare dei promemoria”.