Da tempo si discute del “trauma biologico” legato al passaggio da ora solare a ora legale, e viceversa. Di come lo stress di questo insidioso cambio di ritmo potrebbe avere effetti negativi sulla nostra psiche. Uno studio recente aggiunge ora il “rischio infarto” nella lista delle controindicazioni scatenate dallo spostamento delle lancette. E si torna a parlare di abolizione.

Secondo la nuova ricerca portata avanti dall’università americana del Michigan, “nel lunedì successivo all’introduzione dell’ora legale i casi d’infarto aumentano del 24-25% rispetto a un giorno qualunque”. Anche se parliamo soltanto di 60 minuti, perdita di sonno e stress improvviso non fanno quindi bene al cuore, che si ritrova a gestire un brusco scompenso da “fuso orario”.

Hindter Gurm, il cardiologo a capo dello studio che ha raccolto i dati dei pazienti ricoverati in Michigan dal 2010 al 2013, suggerisce quindi di adattarsi piano piano all’ora perduta. Iniziando a svegliarsi sempre prima, un quarto d’ora a notte, già nei due mesi che precedono il cambio d’orario fissato per marzo.

I dati statistici esaminati per tre anni dall’equipe di Gurm arrivano ad evidenziare una schiacciante controprova per la teoria: quando ad ottobre l’orologio torna indietro per l’ora solare, e il corpo può riposare di più invece di penare, il fatto non sussiste. Anzi, in quel caso i problemi al cuore del “giorno dopo” si riducono del 21%.

L’allarmante notizia diffusa dal professore ha rimesso in moto gli attivisti USA che chiedono nuovamente di abolire per sempre il cambio d’orario ed istituire “un’ora legale” permanente, per tutti i 365 giorni dell’anno. Riusciranno nell’impresa?

Nel nostro paese la crociata contro il cambio d’orario è portata avanti dal Codacons, pensando prevalentemente ai “costi” energetici di questo aggiustamento. Ma dato che fino ad oggi la richiesta di stop non è stata accolta, nella notte tra il 28 e il 29 marzo lancetta degli orologi italiani andrà impostata un’ora avanti.