Sappiamo tutti che l’omeopatia viene impiegata non solo per la cura umana, ma anche per gli animali. Cani, gatti, ma persino mucche e cavalli, o animali da allevamento, possono essere trattati efficacemente con i rimedi omeopatici al posto dei medicinali convenzionali. In pochi sanno però che l’omeopatia è efficace anche sulle piante… E qui le considerazioni sono due: la prima riguarda il fatto che, se i medicinali omeopatici funzionano sulle piante, molto probabilmente il loro effetto non è dovuto a un effetto placebo; la seconda, che potrebbe aprire nuovi scenari futuri in agricoltura, riguarda la possibilità di abbandonare un modo di coltivare su larga scala affatto sano e che impiega prodotti chimici dai pesanti effetti sulla salute umana e sull’ecosistema in generale.

COSA C’E’ DI CONCRETO

Alcuni giorni fa mi sono lasciata incuriosire da alcune schede informative sul reparto di Ricerca e Sviluppo di Boiron, azienda francese che produce medicinali omeopatici: tra i vari progetti di ricerca attualmente in corso, ve n’è uno che riguarda i modelli sperimentali vegetali, con a capo la Prof. Lucietta Betti, laureata in Scienze Naturali con specializzazione in Fitopatologia presso l’Università di Bologna. Attualmente Betti è un ricercatore confermato e Professore incaricato di Patologia vegetale e Sistematica vegetale I per la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Bologna.

LA RICERCA OMEOPATICA SUI MODELLI VEGETALI

Il gruppo di ricerca dell’Università di Bologna della Prof. Betti, negli ultimi 20 anni di sperimentazione, ha messo a punto vari modelli sperimentali vegetali al fine di studiare gli effetti biologici dei medicinali omeopatici: in particolare, uno sulla germinazione e crescita di semi di grano, ed uno sull’inoculazione di piante di tabacco con virus del mosaico del tabacco. Nel corso della sperimentazione sono state saggiate diverse potenze decimali di “anidride arseniosa” (AS2O3). I risultati ottenuti da queste ricerche hanno messo in evidenza che la diluizione decimale 45 risultava essere la più efficace in tutti i modelli sperimentali, inducendo un effetto stimolante sulla germinazione e sulla crescita dei semi di grano ed un’aumentata resistenza al virus nelle piante di tabacco.

IL TRATTAMENTO OMEOPATICO E’ EFFICACE?

Dagli studi del team della Prof. Betti, l’efficacia della diluizione decimale 45 dell’anidride arseniosa è stata valutata in funzione della temperatura (20°, 40°, 70° e 100°C) e del tempo di invecchiamento del preparato (3-5 mesi) utilizzando il modello della germinazione in vitro di semi di grano. I risultati evidenziano che l’efficacia del trattamento omeopatico è influenzata dalla temperatura (risultando altamente significativa rispetto al controllo a 20°, 40° e 70°C e non significativa a 100°C) ed aumenta in funzione del tempo (risultando significativa rispetto al controllo di 3 mesi dalla preparazione della soluzione diluita e dinamizzata).

Come si traduce tutto questo nelle applicazioni pratiche, andremo presto a chiederlo alla Prof. Betti… Continuate a leggerci!