L’olio d’oliva come risorsa della Green Economy italiana. Una scelta a sostegno dell’ambiente che sembra diventare sempre più un marchio di fabbrica per Monini, azienda italiana storica del settore oleario, decisa a fare del proprio ridotto impatto ambientale uno dei propri punti di forza.

Una scelta quella compiuta da Monini che si conferma in linea con la tradizione e le origini dello storico marchio italiano che affonda le sue radici in Umbria, nella Spoleto del 1930. Allora Zefferino Monini decise di trasformare l’attività fondata dieci anni prima nella “Zefferino Monini Olio di Oliva”. Una decisione che si rivelerà vincente nel lungo periodo, con l’azienda spoletina destinata negli anni a imporre la qualità olearia italiana anche nel Nord America e in Australia.

Un’impresa quella di Monini che ha saputo rinnovarsi nel tempo, pur mantenendo vivo e forte il proprio legame con la tradizione. Un rinnovamento passato anche dall’introduzione delle prime bottiglie in vetro, in sostituzione delle classiche “damigiane”, già nel 1950. Una capacità innovativa sottolineata anche dalla vittoria del Premio Mercurio nel 1964, un riconoscimento assegnato alle aziende dotate di particolare spunto creativo e spirito imprenditoriale.

Una storia fatta di tradizione, qualità e innovazione che ha portato negli ultimi anni la Monini a vantare un fatturato annuo di oltre 133 milioni di euro (dati 2014). La referenza Classico Monini risulta essere inoltre l’olio extra vergine più venduto in Italia. Proprio nel territorio nazionale l’azienda spoletina vede il suo mercato principale, frutto anche di prodotti certificati “made in Italy”. In questa direzione si muove l’accordo raggiunto nel 2014 con Eataly per la vendita dei prodotti Premium 100% Italiani Monini (GranFruttato, BIOS, D.O.P. Umbria, IGP Toscano, D.O.P. Val di Mazara e D.O.P. Dauno Gargano).

All’impegno nella qualità e nel rispetto delle localizzazioni geografiche Monini ha negli anni affiancato una serie di politiche specifiche a tutela dell’ambiente. Un percorso ecosostenibile fatto di pannelli fotovoltaici per l’alimentazione del proprio stabilimento produttivo, dell’acquisto di energia rinnovabile certificata e del ricorso a un “packaging” in vetro riciclato. Iniziative che sono valse la certificazione Environmental Product Declaration (EPD®) per alcuni dei suoi prodotti più importanti come il GranFruttato, il Classico, il Delicato, il BIOS e il D.O.P. Umbria. Come hanno spiegato Maria Flora e Zefferino Monini:

Un percorso intrapreso perché la nostra filosofia è restituire alla terra quello che la terra ci ha dato.  Non è facile rendere in un linguaggio comune il lavoro complesso che c’è dietro queste certificazioni, ma dobbiamo impegnarci affinché l’informazione semini questa consapevolezza anche presso altre aziende e nel pubblico. Il consumatore deve sapere quando con l’acquisto di un prodotto può contribuire anche alla salvaguardia dell’ambiente.

Non si esaurisce però qui la spinta di Monini verso il miglioramento della propria impronta ecologica. A confermare il carattere “green” dell’azienda spoletina anche l’analisi dell’impatto ambientale di due dei suoi prodotti di punta: BIOS e il D.O.P. Umbria. Oltre ad aver ottenuto entrambi la certificazione Environmental Product Declaration (EPD®), questi due oli pregiati hanno ricevuto la valutazione Carbon Footprint (CFP) dietro apposito studio di LCA (Life Cycle Assessment con metodologia “dalla culla alla tomba”): indicatore espresso in kg di CO2 equivalente così come stabilito dalla normativa internazionale ISO/TS 14067:2013, che vede Monini tra le prime aziende al mondo e tra le pochissime del settore ad aver recepito.

Una valutazione quella della Carbon Footprint che ha interessato l’intera filiera produttiva dei due oli, dalla coltivazione e raccolta delle olive fino alla produzione e commercializzazione dell’olio extravergine. In base ai dati raccolti Monini ha deciso di mettere a punto alcune strategie di riduzione del proprio impatto ambientale puntando sul contenimento dei propri consumi energetici e di prodotti chimici (questa seconda voce valida solo per il D.O.P. Umbria) relativi alla coltivazione delle olive.

Verrà studiato e realizzato inoltre un nuovo imballaggio a ridotta impronta di carbonio, mentre si punta anche al contenimento del fabbisogno energetico durante le fasi di estrazione dell’olio e del suo confezionamento.

A questo si abbina infine anche la compensazione di ulteriori emissioni di gas serra, altrimenti non evitabili, grazie all’acquisto di crediti derivanti dal progetto China Anhui Guzhen Biomass: verrà realizzato e installato nella contea di Guzhen, in Cina, un boiler da 130 t/h un generatore con turbina a vapore da 30 MW.  Alla produzione da fonti sostenibili si abbinerà inoltre il riutilizzo di scarti della lavorazione del legno e delle coltivazioni di riso, mais e arachidi che andranno ad alimentare impianti a biomasse, per una produzione annua attesa di 186,900 MWh.

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