Sul nuovo numero della rivista Nature è stata pubblicata una ricerca che  ha valutato lo stato di salute dei mari e degli oceani di tutto il mondo ottenuta grazie ad un nuovo indicatore.

L’Ocean Health Index, messo a punto dai ricercatori dell’Università della California, per la prima volta considera anche l’uomo come parte dell’ecosistema marino.

Così Ben Halpern, coordinatore dello studio ha spiegato il nuovo indice:

Tendiamo a dimenticarci del fatto che le persone fanno parte di tutti gli ecosistemi, dai deserti più remoti fino alle profondità dell’oceano. L’indice per la salute degli oceani è unico perché considera gli umani come parte dell’ecosistema oceanico: ciò significa che non siamo solo un problema, ma siamo anche parte della soluzione.

Per valutare la salute delle acque sono state considerate diverse variabili come la pulizia delle acque, la biodiversità, la disponibilità di cibo e l’economia costiera, valutate tutte i  centesimi. L’Italia ha raggiunto la sufficienza media, anche se per quanto riguarda il mantenimento turistico delle coste ha riportato solo un 8/100 e 35/100 la loro protezione, voti migliori invece per quanto riguarda la biodiversità (86/100) e la pulizia delle acque (72/100).

Tra i primi classificati troviamo il Nord Europa, il Canada, l’Australia e il Giappone. Pessimi risultati per l’Africa occidentale, il Medio Oriente e l’America centrale.