L’obesità è la condizione in cui nel corpo si accumula una quantità di grasso tale da far salire a oltre 30 punti l’indice di massa corporea (IMC). Il carico eccessivo pone sotto sforzo organi e articolazioni, aumentando il rischio di malattie potenzialmente letali. La sovrabbondanza di cibi grassi e dolci, insieme con la vita sedentaria, fanno dell’obesità una malattia sempre  più diffusa nei paesi sviluppati. La cura si basa sulla dieta e sull’attività fisica, coadiuvate da farmaci, agopuntura, tecniche antistress e, in casi rari, terapia chirurgica.

COS’E’ L’IMC?

IMC Sta per indice di massa corporea. Si considera sano l’indice di massa corporea compreso fra 20-25, mentre corrispondono rispettivamente a sovrappeso e obesità il valore di 25-30 e oltre 30. Per calcolare l’indice di massa corporea, si moltiplica l’altezza in metri per se stessa (per esempio, 1,6 m x 1,6 m = 2,56), poi si divide il peso corporeo per il numero ottenuto. Una donna alta 1,6 m che pesa 65 kg ha un indice di massa corporea pari a 25 (1,6 x 1,6 = 2,56; 65 / 2,56 = 25,39).

SINTOMI DELL’OBESITA’

  • Indice di massa corporea (IMC) superiore a 30
  • Accumulo eccessivo di grasso corporeo

FATTORI PREDISPONENTI

  • Consumo di cibo superiore al fabbisogno reale
  • Vita sedentaria
  • Dieta ricca di grassi
  • Dieta ricca di zuccheri (carboidrati ad alto indice glicemico)
  • Fattori genetici
  • Stress e altri fattori psicologici
  • Squilibri alimentari
  • Raramente, ipotiroidismo

PERCHE’ INSORGE L’OBESITA’?

Si parla di obesità quando l’indice di massa corporea (IMC) è pari o superiore a 30, sebbene anche un IMC compreso tra 25 e 30 possa avere effetti negativi per la salute. I rischi sono maggiori se il grasso si accumula intorno al ventre (forma a mela), come avviene nell’uomo e nella donna dopo la menopausa, anziché intorno ai fianchi (forma a pera).

L’obesità si sviluppa quando l’apporto calorico dell’alimentazione è superiore al reale fabbisogno energetico del corpo: in sostanza, quando si mangia troppo rispetto all’attività fisica che si compie. Possono contribuirvi anche lo stile di vita e fattori psicologici come lo stress, la depressione e l’ansia, che spesso inducono il ricorso al cibo come forma di compensazione emotiva.

Più raramente, l’obesità è dovuta a problemi di ipotiroidismo. Inducono aumento di peso anche farmaci come i corticosteroidi. I figli di obesi hanno rischi più elevati di presentare questa condizione, probabilmente sia per fattori genetici, sia per abitudini alimentari apprese.

LE CELLULE ADIPOSE

Le cellule componenti il tessuto adiposo, che normalmente proteggono articolazioni e organi, accumulano le energie in eccesso che il corpo non consuma. Alla nascita il bambino possiede circa 5 miliardi di cellule adipose o adipociti, contenenti trigliceridi, ma nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza il loro numero aumenta, fino a raggiungere la media di 25-30 miliardi nell’adulto.

In condizioni normali, il corpo stabilisce un equilibrio energetico e un indice di massa corporea stabile. Se, tuttavia, l’assunzione calorica supera costantemente il fabbisogno energetico, le cellule adipose si moltiplicano e aumentano di dimensioni. Una volta formate, non possono essere distrutte e rimangono nel corpo per tutta la vita. La persona obesa può avere fino a 200 miliardi di cellule adipose.

LA PROGRAMMAZIONE FETALE

Sembra che i bambini che non ricevono nutrienti a sufficienza nei primi 6 mesi di gestazione corrano maggiori rischi di obesità in fasi successive della vita. Questa mancanza di nutrienti indurrebbe una diversa programmazione degli organi vitali (sul cervello, cuore, reni, fegato e pancreas), come se dovessero adattare il proprio sviluppo e funzionalità a una vita con scarso apporto alimentare. Se poi, invece, il cibo è abbondante, la cattiva regolazione dell’appetito rende difficile evitare gli eccessi. Le madri obese, diabetiche o malnutrite possono trasmettere l’obesità alle generazioni successive.

L’EPIDEMIA DI OBESITA’

Secondo i dati raccolti dall’organizzazione mondiale della sanità, l’obesità va diffondendosi in modo preoccupante nei paesi sviluppati e in via di sviluppo. Alla fine del 2005, gli obesi nel mondo erano circa 300 milioni. Il problema interessa in modo crescente anche i bambini, che, se obesi, hanno una speranza di vita ridotta di 13 anni (i maschi) o di 8 (le femmine). Oggi l’Italia è ai primi posti in Europa per l’obesità infantile con oltre il 35% dei bambini di 10 anni in sovrappeso (la media europea è il 25%).

GLI EFFETTI SULLA SALUTE

Sono necessarie campagne che promuovono la consapevolezza delle scelte alimentari. Oggi l’obesità rappresenta uno dei grandi problemi della salute pubblica. Contribuisce a causare condizioni come l’artrosi, dovuta allo sforzo cui sottopone ginocchia e anche, e accresce il rischio di malattie gravi come cardiopatia coronarica, ictus e ipertensione. Rappresenta anche un fattore di rischio per il cancro del colon e per il diabete di tipo 2 che, un tempo limitato agli adulti sovrappeso, oggi è in preoccupante aumento fra i bambini.