Era atteso con grande trepidazione questo nuovo antidiabete presentato a Stoccolma, nel corso del congresso annuale dell’EASD (l’associazione europea per lo studio del diabete). Il perché di tanta attesa è presto detto: l’empaglifozin, un inibitore SGLT-2, è in grado di eliminare il glucosio dalle urine e di far ridurre la percentuale di rischio di mortalità del ben 38 per cento.

Una percentuale altissima quest’ultima, addirittura più rosea di quella che si sarebbe potuta immaginare e che molto probabilmente comporterà una vera e propria rivoluzione nella cura del diabete. Questo nuovo antidiabete infatti, potrebbe candidarsi a diventare, quasi certamente, il primo trattamento da proporre a pazienti di mezza età che soffrono di diabete di tipo 2 e che sono a rischio di patologie cardiovascolari.

Insomma, quella presentata a Stoccolma potrebbe essere davvero una grande innovazione per combattere contro questa malattia, sempre più diffusa. Il dottor Zinman, direttore del centro per il diabete dell’ospedale Mount Sinai di Toronto, crede addirittura che questa scoperta potrebbe essere in grado di mutare le linee guida per il diabete.

Il nuovo antidiabete, il farmaco empaglifozin, avrebbe in realtà una peculiarità che è ancora tutta da studiare e da analizzare: esso è in grado di produrre una serie di piccoli effetti positivi ma questi, a loro volta, non sarebbero in grado di avere un effetto diretto sul diabete. Questi effetti, per contro, sarebbero in grado però di trasformarsi in moltiplicatori di effetti positivi e in tempi anche piuttosto rapidi (si stima tre o quattro mesi al massimo).

I pazienti che si sono sottoposti alla fase di sperimentazione (circa settemila, provenienti da 42 Paesi del mondo), tutti con diabete di tipo 2, avrebbero presentato una percentuale di mortalità calata del 38 per cento, nonostante non sia calata però l’incidenza di infarto e ictus.