Se ne è parlato tantissimo, sia in chiave ironica (mi riferisco alla famosa gaffe dell’ex Ministro MariaStella Gelmini sul presunto tunnel dal CERN di Ginevra al Gran Sasso) che in chiave scientifica in termini di risorse impiegati per la ricerca negli ultimi anni su queste misteriore particelle dal nome che ispira simpatia: i neutrini. Ma cosa sono questi neutrini e a cosa servono?

COS’E’ UN NEUTRINO?

Il neutrino è una particella fondamentale appartenente alla famiglia dei leptoni. Ha carica elettrica nulla, massa molto piccola (forse nulla) e interagisce con altre particelle solo attraverso l’interazione debole e (se ha massa) attraverso la gravità.

QUANDO CI SI ACCORGE DELL’ESISTENZA DEL NEUTRINO?

L’esistenza del neutrino fu ipotizzata all’inizio degli anni Trenta per spiegare un comportamento anomalo osservato durante il decadimento beta. Una parte dell’energia implicata nel processo sembrava andare “perduta”, e Wolfgang Pauli, uno dei padri della meccanica quantistica, ipotizzò l’esistenza di una particella neutra nascosta che portasse via l’energia in eccesso.

IL NEUTRONE ED IL NEUTRINO

Nel 1932 James Chadwick scoprì una particella neutra, a cui diede il nome di neutrone. Quando qualcuno chiese a Enrico Fermi a Roma se il neutrone ipotizzato da Pauli fosse la stessa particella ipotizzata da Chadwick, Fermi disse: “No, no, la particella di Pauli è solo un neutrino”. Il nome scherzoso usato da Fermi ebbe fortuna e attecchì.

IL NEUTRINO ESISTE DAVVERO?

I neutrini sono estremamente difficili da rivelare, ma vengono prodotti in grande abbondanza nelle reazioni di fissione nucleare e la loro esistenza fu infine dimostrata in esperimenti compiuti nel 1956 per controllare il flusso dei neutrini emessi da un reattore nucleare a Savannah River, negli Stati Uniti. Venticinque anni prima, Pauli aveva offerto una cassetta di Champagne allo sperimentatore che fosse riuscito a dimostrare l’esistenza di questa piccola particella neutra. Ora fu felice di onorare la sua vecchia promessa.