L’azienda fornirà assistenza legale al comandante, ma abbiamo il dovere di riconoscere i fatti e tutelare tutti i dipendenti dell’azienda. Non possiamo negare un errore umano in questo tragico incidente”. Lo ha detto il presidente e amministratore delegato di Costa Crociere, Pierluigi Foschi.
”Anche le procedure non hanno rispettato totalmente le rigide disposizioni e l’addestramento che abbiamo dato”, ha aggiunto.

UN INCIDENTE EVITABILE?
“Si è trattata di una iniziativa del comandante Schettino presa di sua volontà e contraria alle nostre regole di comportamento scritte e certificate”, ha poi detto Foschi precisando che non si tratta di “prendere le distanze dal comandante ma di dissociarsi da questa condotta che ha causato l’incidente di cui l’azienda non era a conoscenza”.
”Non abbiamo ancora fatto un’analisi legale interna sulle opzioni che abbiamo, ma in questo momento l’azienda è parte lesa” ha poi risposto a chi domandava se ci fosse la possibilità di un’azione legale contro il comandante, qualora fosse provata l’eventuale colpevolezza.

LE VITTIME DEL NAUFRAGIO
Sul fronte delle ricerche, si aggrava il bilancio delle vittime del naufragio della nave Costa Concordia all’Isola del Giglio: è stato trovato il cadavere di un uomo. Sono adesso 6 i morti nella sciagura, e 16 i dispersi. Il corpo era nel secondo ponte, in una parte non invasa dall’acqua. Aveva il giubbotto salvagente ed era un passeggero. Ieri erano state tratte invece in salvo tre persone, due sposini coreani e il commissario capo di bordo Manrico Giampetroni.

LA SITUAZIONE METEO
Sta peggiorando intanto la situazione meteo, dopo due giorni di bel tempo. Il mare mosso ha causato lo spostamento di una decina di centimetri della nave Costa Concordia. Per motivi precauzionali le ricerche sono state sospese ed evacuati i sub impegnati nei soccorsi. I sommozzatori hanno riferito di aver sentito un forte rumore e per questo di essere risaliti in superfice.
Già da ieri gli esperti hanno espresso il timore che le onde del mare ingrossato possono provocare uno spostamento del relitto e farlo sprofondare a 70 metri rispetto al gradino di 37 metri su cui è appoggiato lo scafo. Se sprofondasse a 70 metri, la nave si inabisserebbe completamente, e a quel punto finirebbe ogni speranza di trovare vivi i superstiti rimasti intrappolati a bordo.

IL RISCHIO DI DISASRO AMBIENTALE
Una condizione che potrebbe portare a un disastro ambientale. “Il rischio ambientale per l’Isola del Giglio è altissimo. L’obiettivo è quello di evitare che il carburante esca dalla nave. Stiamo lavorando su questo”. E’ quanto ha dichiarato il ministro per l’Ambiente Corrado Clini.
“Bisogna fare in fretta – ha sottolineato ancora il ministro per l’Ambiente – perché se cambiano le condizioni meteo-climatiche potremmo trovarci in una situazione diversa da quella di oggi con il rischio grave per la tenuta dello scafo. Lo ripeto, stiamo cercando di fare molto in fretta -ha aggiunto – tenendo conto che probabilmente ci sono ancora vite umane da salvare”.

LO SVERSAMENTO IN MARE
Secondo il ministro dell’Ambiente “le zone che potrebbero essere interessate dallo sversamento, naturalmente dipenderà anche molto dal flusso delle correnti, è sicuramente l’Isola del Giglio, probabilmente l’intero Arcipelago e la costa”. Il ministro aveva lanciato inoltre la proposta di limitare il passaggio delle navi nelle zone piu’ sensibili. “Si tratta di una norma di buonsenso – ha replicato Clini – il buonsenso infatti suggerisce che se il valore principale che dobbiamo tutelare è quello del nostro patrimonio naturale-paesaggistico, che poi è anche una risorsa fondamentale per il turismo, dobbiamo evitare che il nostro patrimonio venga messo a rischio”.

LA POSIZIONE DEL COMANDANTE
Si aggrava sempre di più la posizione di Francesco Schettino, il comandante della Concordia in stato di fermo di pg con l’accusa di omicidio colposo plurimo, disastro e abbandono della nave. Un membro dell’equipaggio ha raccontato agli inquirenti che Schettino avrebbe dato l’ordine di puntare verso il Giglio, avvicinandosi così eccessivamente alla costa, per fare vedere l’isola a un maitre gigliese. ”Guarda la tua isola”, sarebbero state le parole del comandante della Costa Concordia.
Il comandante, secondo quanto sospettano gli inquirenti, voleva recuperare la scatola nera con l’intenzione di sabotarla. Dopo aver abbandonato la nave, ore prima che fossero completate le operazioni di salvataggio, Schettino si sarebbe offerto di recuperare la scatola nera. Secondo quanto trapela da fonti giudiziarie, il comandante avrebbe voluto così sottrarre informazioni preziose per le indagini, e inquinare le prove, distruggendo così le indicazioni utili a ricostruire la dinamica dell’incidente.
E’ confermato inoltre che Schettino aveva abbandonato la nave e si è rifiutato di risalire – pur invitato ad agire così dai soccorritori – venendo così meno agli obblighi di legge che gli impongono di coordinare l’evacuazione e di abbandonare la nave per ultimo.

UNA ROTTA TROPPO VICINA ALLA COSTA
La stessa compagnia di navigazione ha preso di fatto le distanze da Schettino, in una nota emessa nella notte, in cui parla di ”gravi errori del comandante”. L’armatore sostiene che Francesco Schettino potrebbe ”non aver seguito le procedure di Costa Crociere che sono in linea e, in alcuni casi vanno oltre, gli standard internazionali”. Contro di lui ”sono state mosse gravi accuse. Sembra – si legge nella nota – che abbia commesso errori di giudizio che hanno avuto gravissime conseguenze: la rotta seguita dalla nave è risultata troppo vicina alla costa, e sembra che le sue decisioni nella gestione dell’emergenza non abbiano seguito le procedure”.