Sono più di 40 mila, ogni anno, le nascite premature registrate: questo è il dato emerso da un nuovo documento della Società italiana di Neonatologia messo a punto in occasione della Giornata Mondiale del bambino prematuro, che ha luogo il 17 novembre.

Lo stesso è volto a fare chiarezza riguardo i controlli da fare dopo la nascita, ma anche intercettare eventuali problemi prima possibile cercando di andare a rispondere alle tante domande di madri e padri: numeri, quelle delle nascite premature (ovvero la nascita prima del termine della gravidanza), che continuano a salire se bene, rispetto al 1960 quando solo il 26.8% di neonati prematuri considerati “critici” – ovvero dove i neonati pesavano meno di 1500 grammi – riuscivano a sopravvivere, ad oggi sono ben l’84%.

Dopo un approfondito colloquio al momento della dimissione” ha spiegato il presidente della Società Italiana di Neonatologia Mauro Stronati, “il bimbo va rivisto a sette, dieci giorni di distanza e poi alle 40 settimane di età corretta, ovvero al momento in cui sarebbe scaduto il termine naturale della gestazione”. Per questo motivo, continua “servono controlli a due-tre mesi per valutare eventuali sequele polmonari e neurologiche, a sei-otto mesi per i controlli uditivi, visivi, dell’accrescimento, a dodici-quattordici mesi per il comportamento e il linguaggio, a diciotto-ventiquattro mesi per lo sviluppo cognitivo e motorio e infine a tre anni per una valutazione complessiva che tenga conto anche del quoziente intellettivo”.

Secondo lo stesso, queste sarebbero tappe fondamentali per riconoscere in maniera tempestiva un problema e risolverlo senza che questo abbia delle conseguenze gravi: “se un bimbo ha un deficit di udito riconosciuto a pochi mesi una protesi acustica impedirà che manifesti poi un deficit del linguaggio”. Nei bambini prematuri – in quanto vi è uno sviluppo incompleto dell’organismo – possono essere frequenti casi di malattie infettive e polmonari, come problemi cerebrali o retinopatie.

Nascite premature: perché è preziosa la Golden Hour

Per questo motivo, per i prematuri, è fondamentale l’assistenza nella prima ora di vita, la cosiddetta “Golden Hour”, seguita poi da un follow-up nei seguenti primi tre anni di vita.

La Golden Hour, spiega la stessa Società, “si riferisce alle cure della prima ora di vita, che possono influenzare ampiamente gli esiti a distanza in questi neonati, come la rianimazione cardiorespiratoria, termoregolazione, antibioticoterapia precoce, nutrizione parenterale”. È importante anche scegliere l’ospedale più giusto per far nascere i propri figli poiché, nel caso in cui non sorgessero fattori di rischio potrebbe bastare un ospedale attrezzato, mentre se sorgono anche i minimi sospetti o vi sono elementi che possono far presagire una nascita prematura allora, evidenzia Stronati, “è bene optare per una clinica che offra la terapia intensiva neonatale”.

Meglio non rischiare se la probabilità di un parto pre-termine è elevata, come accade sempre più spesso, oggi, a causa dell’aumento del numero di mamme con fattori predisponenti: malattie acute o croniche in atto come l’ipertensione, l’abuso di alcol, fumo o droghe, la malnutrizione e soprattutto l’età superiore ai 35 anni favoriscono una nascita prima del tempo. Lo stesso accade a causa del maggiore impiego di tecniche di fecondazione assistita, che spesso portano alla nascita di gemelli: quando nell’utero c’è più di un bimbo è quasi inevitabile che il parto sia anticipato”.