Nuove speranze per le nascite premature: grazie ad uno studio internazionale coordinato dall’ospedale Sant’Anna di Torino – e pubblicato sulla rivista Lancet – sono state redatte le tabelle degli indicatori internazionali riguardo la crescita dei neonati prematuri.

Grazie allo studio è stato ottenuto uno strumento inedito che permetterà di far ottenere ai nati prima del termine di tutto il mondo le stesse dimensioni dei bebé nati a termine e della stessa età, senza distinzioni di etnie e colore della pelle: questo basandosi sulle stesse condizioni di assistenza e di nutrizione “ottimali”.

Le tabelle saranno utilizzabili soprattutto per seguire dopo la nascita la crescità dei bebé tra le 2 e 36 settimane di gravidanza, che rappresentano l’80% dei nati prematuri.

Va considerato che, solo in Italia, sono circa 30 mila i bambini che , all’anno nascono tra la 32esima e la 36 esima settimana – ovvero il 6% del totale -: tra queste solo 2350 sono in Piemonte (con il 7% del totale).

Nascite premature: i dati dello studio

Lo studio internazionale, chiamato “Intergrowth 21st”, è stato finanziato dalla Fondazione Bill e Melissa Gates e dall’Università di Oxford e ha coinvolto otto centri di ricerca ed assistenza in diverse parti del mondo dal Brasile alla Cina ma anche India, Italia, Kenya, Oman, USA ed Inghilterra. Come unico Centro dell’Europa continentale al progetto ha partecipato anche l’ospedale Sant’Anna della Città della Salute e della Scienza di Torino, mettendo in azione i reparti di Ostetricia e di Neonatologia dell’Università, diretti rispettivamente dalla professoressa Tullia Todros e dal professor Enrico Bertino.

Una parte del progetto si sarebbe basata su dati postnatali di 220 bebé prematuri nati dalle oltre 4 mila mamme coinvolte nello studio: lo stesso è stato basato in particolare sulla promozione dell’utilizzo del latte materno fresco nei nati prematuri.

Nella media, nel momento delle dimissioni, il 90% dei nati pretermine erano già allattati al seno: un risultato considerato molto positivo e per questo è stato dimostrato come sia un obiettivo possibile far raggiungere ai prematuri di 6 mesi le stesse dimensioni dei nati a termine della stessa età.