Qualche giorno fa stavo aspettando il mio treno in stazione, e mi sono data alla lettura di “Fuori”, mensile dedicato alle moto da off-road (insomma, che non sono tipo da “Vogue” l’avete capito…). L’editoriale del mese di Gennaio 2013, a firma di Marco Marini, è dedicato ai rapporti della FMI (Federazione Motociclisti Italiani) con il Corpo Forestale dello Stato, che sta tentando – tra le varie cose – di colmare un vuoto normativo in materia di permessi alle moto fuoristrada di transitare sulle strade bianche in aree naturalistiche che non sono solitamente aperte al traffico. Una normativa, infatti, sarebbe auspicabile, ovviamente con l’obiettivo di regolare il flusso di veicoli a motore che transitano in queste zone e impedire il degrado delle aree naturali. Nel 2012 la FMI aveva fatto dei passi avanti per la regolamentazione delle gare e delle competizioni sportive, cosa che pare sensata per il ruolo che la FMI di patrocinio e organizzazione di eventi, anche tramite i MotoClub ad essa associati. Ora però pare che la direzione presa per il 2013 dall’FMI sia quella di riuscire ad ottenere delle convenzioni per far sì che i propri tesserati, o ai consociati dei suoi MotoClub, possano ottenere dei permessi e delle agevolazioni per il transito sulla rete stradale “bianca”.

L’AUTOTASSAZIONE DEL MOTOCICLISTA

Marini cita con benevolenza nel suo editoriale un accordo ottenuto proprio alla fine del 2012 tra l’FMI e l’Amministrazione Comunale di Sestriere per promuovere il mototurismo d’alta quota: l’accordo prevede il divieto di circolazione dei mezzi a motore (tutti) in alcuni giorni, lasciando il libero passaggio in altri. E si citano poi altre soluzioni già esistenti, come quelle sul Passo Dordona o le baite del Moschel, dove pagando un ticket per il transito, il motociclista può transitare sul percorso.

Già… però c’è una differenza sostanziale tra questi due tipi di soluzioni: l’accordo della FMI con il Comune di Sestriere, interessa e coinvolge i tesserati FMI, lasciando fuori tutti coloro che non sono tesserati o iscritti a un MotoClub. I soldi del tesseramento, dunque, vanno a beneficio dei soggetti privati: l’FMI e i MotoClub. I pedaggi sui passi sopra citati, invece, sono per l’appunto dei pedaggi, che interessano tutti coloro che vogliono transitare per quella strada (o quella rete di strade), senza distinzioni di categoria e di appartenenza, e i soldi ricavati saranno impiegati per il mantenimento in buono stato dell’area, per i controlli della Forestale, e a beneficio della località che si va a “danneggiare” con il proprio transito. Il che pare una politica responsabile e una risorsa per lo Stato e per il Corpo Forestale, oltre che a un introito necessario per l’area a livello locale.

Insomma, il discorso non è né se né quanto pagare (visto che pare equo risarcire qualcosa per il proprio passaggio e contribuire a salvaguardare l’ambiente), ma a chi pagare questi soldi e perché.

CHI AMA LO SPORT RISPETTA LA NATURA E CHIEDE REGOLE UGUALI PER TUTTI

Infatti, finché si tratta di proteggere la natura, ridurre l’inquinamento e tutelare le aree naturalistiche, siano esse di campagna, in montagna, gli argini dei fiumi o altre zone “abbandonate” dall’uomo “civile”, non possiamo che essere tutti d’accordo. Il mototurismo responsabile vorrebbe una norma del tipo “danneggiare poco e poter usufruire tutti del transito per poter godere tutti della natura”. Il vero problema è che in assenza di regole precise, non è la Legge che colma il vuoto, ma accordi presi tra le amministrazioni locali e degli organismi privati (e perciò di parte).

Insomma, perché non permettere al mototurista (tesserato o non tesserato) di circolare nel rispetto delle regole (e della natura)?

Perché non consentirgli di conoscere cosa è lecito e cosa no e di regolarsi in conseguenza? Perché consentire la creazione di deroghe al codice stradale (e non, badate, di uno sconto o un’agevolazione per un diritto già esteso a tutti in virtù all’appartenenza a un gruppo con una forza di contrattazione maggiore al singolo) a una categoria (i tesserati di un Motoclub o dell’FMI), lasciando fuori tutti coloro che invece amano semplicemente fare i turisti con le loro moto e non sentono l’esigenza di andarsi a riparare sotto l’egida di un privato? La legge non dovrebbe essere uguale per tutti? E la natura non è forse un diritto di tutti? Il demanio in tutto ciò che ci guadagna? Non guadagnerebbe forse di più concedendo lo stesso diritto a tutti, con una regolamentazione chiara e precisa?