Arriva dall’Italia una nuova speranza farmacologica nella lotta alla malattia di Crohn. Un innovativo studio capitanato dall’Università di Roma Tor Vergata sta mettendo a punto una cura sperimentale che sembra effettivamente in grado di contrastare questo morbo del tratto gastrointestinale, poco noto ma altamente invalidante.

Chi conosce la famigerata malattia di Crohn sa che si parla di una insidiosa infiammazione cronica che può teoricamente coinvolgere tutto il canale alimentare, dalla bocca all’ano. E che per il momento non esiste ancora una terapia farmacologica risolutiva: il trattamento si limita a tenere a bada i sintomi scatenati dalle ulcere (dolori addominali, diarrea, vomito, stanchezza, mancanza di concentrazione…) e prevenire le ricadute.

Il promettente farmaco proposto dai ricercatori di Tor Vergata, nome in codice denominato “Mongersen”, parla invece di “completa remissione”. La sperimentazione clinica del Mongersen ha coinvolto 16 centri in Italia e uno in Germania. 166 pazienti affetti dal morbo di Crohn sono stati trattati per 3 mesi con il farmaco da assumere per via orale e dopo soli 14 giorni il 60% del gruppo era già guarito completamente. I risultati dello stupefacente test sono stati recentemente pubblicati anche sul New England Journal of Medicine.

Il farmaco in questione è un “oligonucleotide antisenso” che contrasta i famigerati processi infiammatori gastrointestinali sopprimendo la produzione di SMAD7, una proteina intracellulare presente a livelli esageratamente alti nei pazienti con morbo di Crohn. La cura ripristina la normale attività del TGF-beta 1 (transforming growth factor) che ha ruolo fondamentale nella transizione tra infiammazione e riparazione.

In questo secondo giro di sperimentazione (i lavori sulla cura Mongersen sono partiti nel 2009…) gli studiosi non hanno riscontrato particolari controindicazioni ma la pubblicazione sulla rivista scientifica precisa che prima di cantare vittoria servirà completare anche una “Fase 3” dei test, pensata per coinvolgere un numero ancora maggiore di pazienti, sparsi in tutto il mondo.