Le malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer sono sempre più diffuse ed è per questo che diventa assolutamente prioritario trovare un modo per scongiurarlo il più possibile. La speranza dei ricercatori è che si possa arrivare, quanto prima possibile, a formulare e a concretizzare un vaccino in grado di combattere il morbo di Alzheimer, impedendogli di svilupparsi. Un risultato che potrebbe essere possibile nel giro di due o tre anni al massimo, almeno stando ad uno studio effettuato presso la Flinders University di Adelaide (in Australia). Il vaccino, invece, sarà prodotto in collaborazione con l’Institute of Molecular Medicine e dell’Università della California.

Secondo lo studio, il vaccino in grado di combattere il morbo di Alzheimer potrà farlo perché andrà a contrastare la demenza senile tipica di questa patologia andando a colpire le proteine beta amiloidi che si degradano. In questo modo, dunque, il vaccino potrà arrestare il danneggiamento dei neuroni e impedire che la patologia neurodegenerativa faccia il suo distruttivo corso. Lo studio pubblicato indica anche una data: entro il 2018 il vaccino dovrebbe essere testato sull’uomo.

Il vaccino contro il morbo di Alzheimer dovrebbe rappresentare una risposta più efficace rispetto ai farmaci disponibili fino a questo momento. Quelli a disposizione attualmente, infatti, non sarebbero abbastanza forti e indurrebbero gli anticorpi giusti a livelli troppo bassi. Insomma, piuttosto inefficaci contro la patologia.

Come dovrebbe funzionare il vaccino? Il siero iniettato dovrebbe consentire al sistema immunitario dell’organismo di rilasciare anticorpi che possano legarsi alle proteine cattive e quindi trascinarle lontano dal cervello. Sarà importante effettuare il vaccino quanto prima poiché esso sarà tanto più efficace quanto prima sarà iniettato. La malattia dovrà essere ai suoi stadi iniziali altrimenti il trattamento potrebbe rivelarsi inefficace. I ricercatori, però, suggeriscono che il vaccino possa essere somministrato a tutti coloro che hanno superato almeno i cinquant’anni di età.

In tutta questa corsa alla prevenzione, sarà proprio quest’ultima a fare la differenza. Oltre a sviluppare un vaccino in grado di andare ad arrestare la patologia, i ricercatori stanno studiando metodi per giungere a soluzioni che possano far prevenire la malattia il prima possibile, in modo tale che i soggetti predisposti possano attuare la giusta prevenzione per non rischiare di ammalarsi.