Il mercurio è uno dei metalli pesanti più pericolosi, è infatti l’unico a trovarsi allo stato liquido a temperatura ambiente ed è dunque dotato di un’elevata volatilità. E’ inoltre presente in quantità relativamente abbondanti su tutta la crosta terrestre e massicciamente impiegato nelle produzioni chimico-industriali.

Il mercurio immesso nell’ambiente attraverso vapori o liquidi di scarico, è così in grado di contaminare il terreno, passare nelle falde acquifere e da qui entrare nella catena alimentare. La tossicità del minerale viene inoltre notevolmente amplificata da batteri presenti in larga misura nei fondali acquatici, ma anche dalla microflora intestinale di molte specie animali, soprattutto i pesci. Questi microrganismi trasformano il mercurio nelle sue forme organiche (metilmercurio), la cui elevata liposolubilità permette a tali composti di risalire la catena alimentare, accumulandosi nel tessuto nervoso dei pesci più piccoli, che a loro volta lo trasmettono ai grandi predatori.

L’intossicazione da mercurio può così avvenire per inalazione, per contatto (la sostanza è in grado di penetrare i tessuti cutanei), ma anche e soprattutto attraverso il cibo. Il metilmercurio presente negli alimenti, in modo particolare nei pesci (ma in misura minore anche nei cereali) costituisce infatti la fonte più pericolosa di contaminazione. Seguono vernici, cere per pavimenti, antisettici, lucidanti per mobili, i filtri dei condizionatori d’aria e così via.

La tossicità del mercurio colpisce principalmente il sistema nervoso, ma agisce anche su cuore, reni e sistema immunitario. Una volta entrato in circolo, il mercurio si distribuisce in tutti gli organi, in un arco di tempo che può arrivare fino a 60 giorni e proprio per questo motivo, gli effetti di alcuni tipi di contaminazioni possono manifestarsi anche dopo diversi mesi. I sintomi della contaminazione per inalazione o ingerimento diretto possono includere parestesie alle mani e ai piedi, debolezza muscolare, indebolimento del campo visivo, danni all’udito, difficoltà nell’articolare parole, disordine mentale, paralisi e perfino coma e morte. Nel caso della rottura di un vecchio termometro è dunque importante far immediatamente allontanare donne incinte e bambini; separare il mercurio dai vetri con l’ausilio di una siringa, scotch o facendolo rotolare su un foglio di carta. Non utilizzare aspirapolvere e  scopa, per non contaminare l’aria. Riporre quindi il tutto in un contenitore non metallico ben chiuso e rivolgersi alla farmacia per lo smaltimento. Illuminando con una torcia la zona, possiamo inoltre controllare di non aver lasciato residui, quindi aerare l’ambiente prima di tornare a soggiornarvi. E’ particolarmente importante allontanare eventuali donne incinte poiché il mercurio può facilmente attraversare la placenta e compromettere lo sviluppo cerebrale del feto. Il mercurio può inoltre nascondersi anche in oggetti di uso comune, come i cosmetici ed in particolare il mascara. Molto importante risulta dunque leggere attentamente le etichette dei prodotti prima dell’acquisto. Il mercurio è infine utilizzato nella produzione di pile, soprattutto in quelle a ‘bottone’, tipiche degli orologi e dei calcolatori elettronici. Altrettanto fondamentale è quindi evitare di disperdere tali oggetti nell’ambiente, o smaltirli insieme ai comuni rifiuti, poiché finirebbero inevitabilmente per contaminare il terreno e le falde acquifere.

Per quanto riguarda invece il consumo di cibi ad alta concentrazione di mercurio, il progressivo accumulo del metallo negli organi o nei tessuti può provocare un aumento dello stress ossidativo e infiammazione, la riduzione della difesa ossidativa, trombosi, disfunzione della muscolatura liscia vascolare, dislipidemia e disfunzione immunitaria e mitocondriale, ipertensione, malattia coronarica, infarto miocardico, aritmie cardiache, ostruzione dell’arteria carotide, aterosclerosi, disfunzione renale, insufficienza renale, depressione, tremori, epilessie, distrofie e paralisi.

E’ importante quindi ricordare che oltre al pesce, il mercurio può accumularsi nei reni e nel fegato della selvaggina, nei cereali e nei funghi cresciuti in terreni inquinati. Il consumo di prodotti ittici rappresenta comunque di fatto la principale fonte di contaminazione. Il livello di tossicità del pesce è direttamente proporzionale a quello dell’ambiente in cui è vissuto e alla sua dimensione. Controlliamo dunque taglia e provenienza del prodotto prima di acquistarlo: i pesci a più alta concentrazione di mercurio sono i grandi predatori (tonno, pesce spada, squalo, verdesca, merluzzo, merlano e luccio); i più sicuri, di conseguenza, sono i pesci di piccola taglia e i molluschi. Il pescato dei paesi in via di sviluppo è poi quello maggiormente a rischio (le fonti di inquinamento sono infatti maggiori ed i controlli inferiori), anche se la concentrazione di mercurio presente nei nostri mari risultata spesso più elevata di quella riscontrata nell’Oceano Atlantico. Il tonno in scatola è quindi da considerarsi relativamente più sicuro di quello fresco, poiché viene generalmente pescato negli oceani, dove il tasso di inquinamento è minore. In generale, i pesci di allevamento sono in assoluto i più sicuri, poiché corrono un minor rischio di intossicazione da mercurio, anche se possono comunque venire accidentalmente in contatto con l’elemento. Acciughe, aringhe, maccarello e sardine, non essendo ai vertici della catena alimentare, sono considerati pesci a basso rischio di contaminazione, come anche i salmoni e le trote di allevamento.

Occorre poi specificare che gli effetti nocivi del mercurio sono in parte mitigati dalla contemporanea assunzione di selenio, presente nel lievito di birra, nei cereali, nei molluschi e in specifici integratori alimentari.

In conclusione, per tutelare la nostra salute, gli esperti consigliano di limitare il consumo di pesce a 2-4 porzioni settimanali variando di volta in volta nella scelta della specie e preferendo esemplari di taglia piccola e/o di allevamento. Il pesce è infatti un alimento importante, da non demonizzare: ha un elevato valore nutritivo, è più digeribile della carne ed è ricco di grassi “buoni”, minerali (calcio, fosforo, iodio e selenio) e vitamine (B12, D ed E). Per quanto riguarda invece le categorie più a rischio, come le donne in gravidanza e allattamento, si consiglia poi un’assunzione settimanale di pesce fino a 350 g, escluse naturalmente le specie a più alto rischio. Se si rispettano queste semplici regole, è quindi possibile ritenere il pericolo costituito dal mercurio “minimo”.