La meningite è una delle più frequenti malattie infettive del sistema nervoso centrale dovuta all’infiammazione delle meningi, ovvero quelle membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale.

Questa, di origine generalmente infettiva, può essere provocata da batteri, virus o altri microrganismi (come, ad esempio, funghi): quella più preoccupante – nonché più rara e delle volte anche fatale – riguarda la meningite batterica causata da tre germi fondamentali, ovvero il meningococco (tipico delle vie respiratorie), pneumococco (causate da otiti e polmoniti) e emofilo tipo B.

La forma virale, detta anche meningite asettica, nella maggior parte dei casi viene invece scatenata da un microrganismo della famiglia degli enterovirus, ovvero gli stessi che provocano le influenze gastriche, e che tendono a risolversi in una decina di giorni senza particolari conseguenze gravi.

Meningite: i sintomi

Riconoscere i sintomi della meningite potrebbe non essere molto semplice poiché simili a quelli generalmente influenzali e perché indipendenti dall’agente che la causa: in genere, però, chi soffre della patologia inizialmente inizia ad accusare sonnolenza, mal di testa e inappetenza. Nel giro di qualche giorno però questi iniziano a farsi sempre più insistenti e qui possono entrare in campo anche nausea, vomito, ma anche febbre, fotosensibilità – ovvero quando si prova fastidio alla luce –, alterazioni della coscienza, convulsioni, torpori e un senso di rigidità ai muscoli della nuca e del collo. Capita spesso, infatti, di non riuscire a piegare il mento verso il torace, neanche applicando una certa tensione, forzando il paziente a rimanere con il collo e il mento protesi all’indietro.

Nel caso in cui i neonati abbiano contratto la meningite, alcuni dei sintomi possono non risultare del tutto evidenti, mentre possono farsi notare particolari irritabilità e sonnolenza insieme a uno scarso appetito.

Meningite: come si trasmette e i rischi

La meningite risulta essere più diffusa durante la stagione invernale e all’inizio della primavera: in questi casi, infatti, colpa anche dei “sovraffollamenti” negli ambienti chiusi, la trasmissione risulta essere più facile, per via aerea, attraverso il contatto diretto con starnuti, tosse e secrezioni.

La malattia tende a colpire soprattutto a seconda dell’età trovando le sue “vittime” tra bambini, i giovani – specie gli studenti che vivono o lavorano in ambienti comuni – e le persone anziane. Tuttavia sembra non risparmiare anche persone che accusano altre infezioni delle prime vie respiratorie, i fumatori e coloro che vengono esposti al fumo passivo.

Se non presa e curata in tempo la meningite può causare dei gravi sintomi neurologici che possono anche portare alla morte della persona oppure provocare dei problemi postumi tra cui sordità, paralisi motorie, epilessia e ritardi mentali.

Meningite: gli esami e la cura

Qualora si iniziassero ad accusare i primi sintomi, bisogna dirigersi presso il proprio medico il quale prescriverà prontamente tutti gli esami necessari per arrivare all’origine del problema. Per arrivare alla diagnosi andrà eseguita un’analisi del liquido cerebrospinale: questo verrà prelevato in una piccola quantità attraverso una puntura lombare.

Una volta diagnosticata la patologia i trattamenti in genere prevedono dei farmaci antibiotici – che ovviamente varieranno a seconda dell’agente che ha causato la malattia – e, alcune volte, anche degli antivirali.

Nel caso in cui la meningite è di tipo virale non ci sarebbe una cura antibiotica e i suoi sintomi in genere si risolvono nel giro di una settimana, senza richiedere particolari terapie. Tuttavia, anche per evitare il contagio della malattia ai familiari o alle persone con le quali si condividono gli ambienti comuni, può essere necessario il ricovero in ospedale.

Meningite: la prevenzione con i vaccini

Visti i numerosi casi di meningite registrate nella penisola italiana, sono molte le regioni che hanno messo in atto campagne speciali per richiamare i cittadini a fare il vaccino: farlo è molto importante specie per le determinate categorie a rischio e ad oggi esistono vaccini contro i sierogruppi A, C, Y e W135. Nonostante sia uno dei sierogruppi più diffusi in Europa insieme al C, ad oggi non ci sarebbero sieri per combattere il gruppo B.