Atlete e atleti di tutto il mondo si sono uniti in una nuova campagna per la promozione dei vaccini contro la meningite. Tra loro anche la campionessa di fioretto Beatrice Vio nota come Bebe, che si è aggiudicata l’oro ai giochi paralimpici di Rio. L’atleta sa bene quali danni può procurare la meningite nella popolazione infantile perché contrasse la malattia all’età di 11 anni. Proprio a causa della meningite la Vio subì l’amputazione degli avambracci e delle gambe. La malattia può infatti causare cancrena degli arti.

La campionessa ha perciò deciso di raccontare la sua esperienza per sensibilizzare i genitori a vaccinare i loro figli contro la meningite. Insieme ad altri atleti la donna ha posato per la famosa fotografa australiana Anne Geddes, conosciuta in tutto il mondo per le sue foto di bambini. La campagna, ribattezzata #WinForMeningitis,  intende diffondere un messaggio importante: i danni della meningite sono prevenibili grazie ai vaccini.

Gli atleti sono stati immortalati da Anne Geddes insieme a dei bambini per aumentare l’impatto emotivo della campagna. Bebe Vio ha posato con il piccolo Vincent lanciando un appello: “Non lasciate che accada lo stesso ai vostri figli, vaccinateli!”. La campionessa canadese Madison Wilson-Walker ha invece posato con Charlotte. L’atleta si è ammalata a soli 3 anni, ha perso alcune dita della mano sinistra e ha dovuto subire l’amputazione delle gambe.

Tra i testimonial della campagna #WinForMeningitis c’è anche il campione di atletica leggera Lenine Cunha. Il 33enne portoghese è stato affetto dalla malattia all’età di 4 anni e oggi convive con disturbi all’udito, alla memoria e di pronuncia.

La meningite può colpire anche gli adulti. Lo testimonia il caso della ciclista Jamie Schanbaum, contagiata quando era una studentessa universitaria. La malattia le è costata l’amputazione delle gambe e di tutte le dita. La runner  brasiliana Suélen Marcheski de Oliveiraha, altra testimonial della campagna, fu invece colpita da paralisi cerebrale a pochi giorni dalla nascita, mentre il giocatore di rugby americano Nick Springer passò due mesi in coma all’età di 14 anni.