Un nuovo farmaco potrebbe presto entrare in aiuto per mettere al tappeto il melanoma. Secondo uno studio realizzato dai ricercatori dell’Istituto di ricerca sul cancro di Londra – e pubblicata sul Journal of Clinical Oncology -, infatti, una versione modificata del virus dell’herpes simplex potrebbe risultare efficace per contrastare il cancro alla pelle.

T-VEC (Talimogene Laherparepvec), questo il nome, è il nuovo farmaco della società specializzata in biotecnologie, Amgen, ed è stato creato partendo proprio dal classico virus dell’herpes, modificandolo in maniera tale che questo una volta entrato in contatto con l’organismo non andasse a causare infezioni, che potrebbero essere pericolose per i pazienti che soffrono di cancro. Così facendo, una volta entrato nell’organismo, il virus dovrebbe andare a espandersi e moltiplicarsi solamente nelle cellule del melanoma, causando così una reazione del sistema immunitario che automaticamente cerca di combatterle e distruggerle.

Ma ciò che avrebbe ancor più di straordinario è che una volta attivato il sistema immunitario questo andrà alla ricerca di altre cellule cancerose presenti nell’organismo, diffusesi per via del melanoma. Per questo motivo, ha evidenziato il responsabile dell’Istituto per la ricerca sul cancro di Londra, Paul Workman, “È come se il farmaco svegliasse il sistema immunitario, che poi attacca questo tipo di cellule tumorali ovunque esse si trovino nell’organismo”.

I risultati della sperimentazione

Il farmaco, secondo quanto emerso dai test clinici arrivati alla fase III della sperimentazione, avrebbe mostrato dei dati del tutto positivi nel curare dei melanomi maligni non operabili: in questo caso, infatti, su più di 400 pazienti affetti da uno stadio di melanoma grave, il farmaco è risultato efficace per il 16%, che hanno ricevuto una risposta nell’arco di sei mesi entrando in remissione. Nello studio 163 pazienti con melanoma allo stadio III o IV (quindi ritenuti non operabili) sono stati trattati con il T-VEC e, secondo quanto rivelato dalla ricerca, hanno vissuto in media 41 mesi, circa il doppio rispetto al gruppo di controllo che, invece, era stato sottoposto alle terapie tradizionali.

Un altro fattore positivo arriva senza dubbio dagli effetti collaterali: rispetto alle classiche terapie antitumorali come la chemioterapia, infatti, è stato dimostrato come quelli del farmaco fossero ben più contenuti.

Tuttavia perché il farmaco entri a tutti gli effetti nel mercato prima dovrà essere vagliato dalla Food and Drug Administration – l’autorità di controllo sul cibo e i farmaci americana – e l’omologa agenzia europea: queste, infatti, nei prossimi mesi dovranno decidere se autorizzare o meno il suo ingresso nel commercio.